- Dettagli
- Categoria: CESSS - Centro Studi Sistini Sardegna
- By Umberto Guerra
- Visite: 213
Medio ed estremo Oriente nella politica estera della Chiesa durante il pontificato di Sisto V
Nei limiti di tempo che mi è concesso (credo una mezzoretta), cercherò di sintetizzare due aspetti particolari della politica estera della chiesa di Roma che il Cardinal Montalto si trovò ad affrontare nell’immediatezza della sua elevazione al soglio pontificio il 24 aprile del 1585.
Alcune questioni molto complesse di geopolitica, avviate in quegli anni da Papa Gregorio XIII erano ormai giunte al loro epilogo positivo o stavano per giungervi. Erano stati conseguiti infatti diversi obiettivi primari e Il cristianesimo, la chiesa cattolica apostolica, il dialogo tra i popoli della terra, la pace, il progresso se ne avvantaggiarono enormemente; ma Papa Boncompagni non ebbe modo di goderne i frutti per il sopraggiungere della morte avvenuta il 10 aprile 1585.
L’ evangelizzazione del Continente asiatico, avviata nella prima metà del XVI secolo dalla Compagnia di Gesù di Sant' Ignazio di Loyola e i santi padri gesuiti Francesco Saverio in Giappone, Matteo Ricci in Cina, Alessandro Vallignano in India, mostava in quei giorni il suo focus più evidente e manifesto nelle corti italiane ed europee.
Promossa e organizzata proprio dal gesuita p. Alessandro Vallignano, era in corso in Europa la missione diplomatica di quattro giovanissimi principi giapponesi, i quali - a nome dei loro sovrani - avevano il compito primario di compiere l'atto di sottomissione e di ubbidienza del Giappone al papa di Roma, consentendo così al cristianesimo di diffondersi ed evangelizzare quelle lontane regioni.
Tenggong Zhalan - Pechino
La Missione, partita da Nagasaki il 20 febbraio 1582 su un galeone portoghese, tra andata e ritorno, sarebbe durata ben otto anni e mezzo.
Di questa lunga e difficile missione diplomatica esiste una vasta e particolareggiata letteratura, coeva agli avvenimenti e alle cronache del tempo. Fonti e cronache interessantissime che sarebbe però ozioso e improduttivo riproporre ora in questa mia relazione.
Ritengo più opportuno invece raccontare un episodio personale avvenuto nel 2006 che riguarda un "Paravento"!
A prima vista potrebbe sembrare solo un dettaglio banale e insignificante, rispetto alla grande diplomazia dei padri gesuiti nel sud est asiatico; ma a distanza di mezzo millennio anche un "paravento dipinto" acquista la sua rilevanza storica e artistica per il Giappone e per l'Italia, massimamente se il dipinto riguarda un castello giapponese andato distrutto nel 1582..
A Gregorio XIII i giapponesi fecero dono di alcuni oggetti in legno e soprattutto un prezioso paravento dorato, dipinto da Kanō Eitoku (1543-1590), con la rappresentazione del castello di Azuchi.
donarono un quadro dove è dipinta la città principale del Giappone detta Nobunanga, quale è alto due braccia et longo quattro o cinque
Da circa tre anni (2003) avevo caricato in internet la prima versione di questo sito dedicato a Felice Peretti e a Montalto, patria carissima di Sisto V e mia; dedicavo quasi tutto il tempo libero per curare e implementare questa creatura. Era un modo per me che vivo da oltre 50 anni in Sardegna per attenuare la nostalgia della terra di origine e mantenere vivi i contatti di amici e parenti. Nel giro di qualche anno il sito era molto frequentato da visitatori del web e utenti registrati.
Una mattina del febbraio 2006 ricevetti una e-mail dalla Dott.ssa Paola Cavaliere, Coordinatrice per le Relazioni Internazionali presso il Comune di Azuchi, Prefettura di Shiga, Giappone.
Mi permetto di inviare questa mail alla Vostra attenzione, per rendere noto il seguente progetto, nella speranza di poter avere qualche informazione da parte Vostra.
Dal 2005 il Comune di Azuchi ha avviato un progetto di ricerca (di cui sono responsabile per la parte italiana) relativa ad un prezioso oggetto d'arte realizzato dall' artista Kan¨ Eitoku (1543-1590) e di cui si sono perse le tracce. Si tratta di un'opera di importanza storica in quanto l'unica testimonanza del prestigioso castello che il signore feudale Oda Nobunaga fece costruire ad Azuchi.
L'opera chiamata Azuchijo-no-zu ovvero il "Paravento dipinto raffigurante il Castello di Azuchi".
Nel 1581 Oda Nobunaga donò il paravento al gesuita Alessandro Valignano che lo affidò ai quattro ragazzi della prima missione giapponese in Europa. I documenti testimoniano che nel 1585 essi lo consegnarono in dono al papa Gregorio XIII, ma poi se ne sono perse le tracce. Gregorio XIII morì il 12 aprile e Sisto V fu eletto papa il 24 Aprile 1585. I legati della missione giapponese assistettero alla morte e alla successiva nomina di Sisto V (un affresco nel Salone Sistino nei Musei Vaticani mostra i quattro giapponesi in processione festosa verso Sisto V appena divenuto papa). Attualmente stiamo verificando varie possibilità e abbiamo ricevuto la collaborazione delle istituzioni in Vaticano.
Nell'ipotesi che l'oggetto sia entrato tra le proprietà di famiglia, stiamo verificando anche presso la famiglia Boncompagni. Vorremmo avviare una verifica anche presso i discendenti della famiglia Peretti e per questo motivo invio questa mail, nel caso Voi possiate darmi indicazioni precise su chi potrei contattare.
In attesa di un Vostro
riscontro, porgo distinti saluti.
PAOLA CAVALIERE
Coordinator for International Relations AZUCHI TOWN OFFICE
Non avendo informazioni, mi limitai a pubblicare sul sito la richiesta nella speranza che qualche internauta potesse fornire indicazioni utile al riguardo. Nel contempo cercai di approfondire il tema della ricerca soprattutto per quanto riguarda l'avventuroso viaggio dei quattro principi giapponesi in Europa del quale ho cercato di riportare sulle pagine web di questo sito: itinerari e tappe.
Sono trascorsi più di quindici anni da allora. Anni infruttuosi e frustranti per la ricerca di notizie del Paravento di Azuchi, ma proprio nei primi mesi dell'Anno Sistino che si concluderà oggi con questo convegno organizzato dall'Archeoclub d'Italia (ditemi voi se non è propro un segno del destino!), consultando il Catalogo dell'arredamento antico di Villa Montalto (o Villa Peretti) pubblicato dalla Casa d'Aste Franco Semenzato di Venezia nel 1982, un' immagine mi è balzata subito agli occhi: quella che potrebbe - ripeto: potrebbe - raffigurare proprio l'opera Azuchijo-no-zu ovvero il "Paravento dipinto raffigurante il Castello di Azuchi" che la Dottoressa Paola Cavaliere cercava e che io ho il piacere di segnalarle!
_________
Per le ricerche condotte sul paravento si veda: P. Cavaliere, Azuchijō no zu byōbu. Il paravento dipinto raffigurante il castello di Azuchi, in Atti del XXXI convegno di Studi sul Giappone (AISTUGIA), Venezia, Tipografia cartotecnica veneziana, 2008, pp. 133-148.
Analogamente avveniva a Roma in quello stesso periodo per i positivi risultati conseguiti dall'Arciconfraternita del Gonfalone nell'opera di redenzione degli schiavi cristiani nella sua prima missione in Algeri, una delle reggenze barbaresche del nord Africa sottomessa alla "Grande Porta" di Costantinopoli (oggi Istambul) dell'Impero turco.
Lo Stato pontificio, come gli altri Stati italiani, era minacciato dai corsari delle reggenze barbaresche di Algeri, Tunisi e Tripoli che si spingevano, con le loro leggere ed agili imbarcazioni, fin nei pressi delle coste tirreniche ed adriatiche sbarcandovi talora improvvisamente e traendone schiavi gli abitanti, oltre a far bottino di quanto trovavano.
L'Europa si sentiva sotto assedio e dice bene Mons. Vincenzo Catani nella sua monumentale opera dal titolo Roma, l'Italia e l'Europa durante il pontificato di Sisto V - Gli "Avvisi" (Edizioni Palumbo, Teramo 2020), quando scrive che è proprio "Quella stessa Europa le cui terre dell’Est erano ugualmente contese dalla cristianità e dal mondo musulmano e le città marinare del Mediterraneo avevano visto eserciti e vele ottomane venire a saccheggiare, predare, uccidere e rapire. Al grido di “mamma li turchi” gli abitanti della marina fuggivano per rifugiarsi nei castelli delle colline, se potevano. Fra tutte le mattanze dei cristiani la più celebre è senza dubbio quella che capitò alla città di Otranto il 28 luglio 1480, con la carneficina di circa un migliaia di uomini uccisi ed altrettante donne e bambini portati schiavi in Oriente".
Una situazione difficile e delicatissima, quindi, quella che Sisto V si trovò ad affrontare con l'Impero Turco Ottomano il quale, ringalluzzito dopo la sonora sconfitta subita da parte della Lega Santa a Lepanto nel 1571, continuava ad esercitare una fortissima pressione verso l'Europa e il mondo cristiano, arrivando addirittura nel 1527 ad assediare Vienna e riprovandoci ancora nuovamente alla fine del '600.
Le continue scorrerie lungo le rotte commerciali (la cosiddetta guerra di corsa), rappresentavano uno dei pericoli maggiori e più frequenti per i commerci europei via mare: il rischio di perdere il carico e tutto il resto da parte dei predoni barbareschi era reale e molto probabile.
Anche le incursioni costiere con la cattura e il sequestro di migliaia di schiavi e schiave rappresentava per gli Stati barbareschi del nord Africa un vero e proprio sistema economico molto redditizio. da adibire ai lavori forzati e ripopolare gli harem e i bordelli di Algeri, Tunisi e Tripoli, perc
Ciò non era più tollerabile e Papa Montalto intervenne come era solito fare con tempestività e in modo pragmatico e autorevole, sia sul piano militare (nel corso del suo pontificato allestirà a tale scopo la Marina Pontificia), sia su quello diplomatico con le trattative segrete che intratteneva col re di Polonia Battory per organizzare una vera e propria crociata contro i turchi.
In ogni caso, la complessità internazionale delle problematiche, unitamente alla situazione e ai problemi interni allo Stato Pontificio (banditismo, violenza, corruzione, eresie, ecc.) trovarono in Sisto V, il più qualificato interprete per affrontare e risolvere positivamente le situazioni critiche del tempo, ed il valore di tanti suoi interventi è ancora ben evidente a distanza di mezzo millennio, perché progettati e portati avanti avendo bene a mente il bene comune da perseguire col "criterio dell'eternità" che ha informato tutto il suo pur breve pontificato.
E se la storia è maestra di vita, come ci hanno insegnato a scuola, il criterio dell'eternita messo in atto da Papa Montalto, potrebbe costituire il paradigma, il modello diplomatico da seguire per risolvere le tensioni e le crisi internazionali, compresa la guerra guerreggiata di Russia e Ucraina.
Un modello che gli uomini di buna volontà dovrebbero seguire, come una sfida al tempo e allo spazio, al alla stupidità e ferocia della guerra, che solleciti le potenze mondiali ad avviare un vero tavolo della Pace e della Concordia tra i popoli per un Mondo Felix che l'umanità desidera e auspica.
II piu potente degli Stati barbareschi era Algeri e quivi erano molto piu numerosi che altrove gli schiavi cristiani. Fu pertanto in questa citta che l'Arciconfraternita romana decise nel 1584 di inviare la sua prima missione di Redentori.
Quali membri della missione furono prescelti il padre gesuita Giovanni Sanna, decano di Ales in Sardegna, il cittadino romano Ludovico Giugni, che era stato schiavo in Algeri, e i due padri cappuccini fra Pietro da Piacenza e fra Filippo da Roccacontrada.
Le direttive generali e le minute prescrizioni per l’attuazione della missione sono contenute nella lunga Instruttione diretta ai quattro Redentori. Fin dalle prime righe, ed in seguito in piu puntir appare chiara la superiorità riconosciuta a fra Pietro, alle cui decisioni dovevano rimettersi in ogni contestazione e dubbio gli altri membri. II laico messer Lodovico Giumi era consegnatario del danaro calcolato bastante per il viaggio sino a Marsiglia, porto d’imbarco per Algeri. Nella citta francese avrebbero trovato altra somma accreditata presso un Banco. II decano di Ales compiva tutta la missione a sue spese, pure era egualmenle pregato di controllare i conti che dovevano essere tenuti continuamente in regola.
Il 31 ottobre 1584 Giovanni Sanna assumeva dunque il formale impegno di recarsi una prima volta «ad Algeri et altri luoghi di Barbarla» come deputato alla redenzione di schiavi «del Stato Ecclesiastico», unito alla missione del Gonfalone.
La missione mosse da Roma ai primi di dicembre del 1584, sostando a Pisa, Lerici, Genova e Marsiglia; di qui la missione salpò per Algeri il 1° febbraio 1585, approdandovi il 20 dello stesso mese.
Dopo le complessse operazioni di riscatto, il p. Giovanni Sanna S.I. e il laico romano Ludovico Giugni, unitamente ai 74 schiavi riscattati ad Algeri il 24 maggio 1585 giungono al porto di Civitavecchia col prezioso carico di vite umane redente dalla schiavitù, salvate dalla peste che affliggeva la città di Algeri e dal vacillare fede a fronte dei tormenti del corpo e dello spirito che i turchi infliggevano loro.
Ad Algeri, infatti, era scoppiata la peste e i padri cappuccini fra Pietro da Piacenza e fra Filippo da Rocca Contrada (oggi Arcevia AN), erano rimasti in quella città per prestare soccorso e il conforto della fede alle migliaia di schiavi cristiani vittime del contagio. Gli stessi padri Cappuccini subiranno il contagio che dopo qualche mese li porterà alla morte.
-----------------
Anche per questa parte del mondo, più avanti avremo modo di seguirne itinerario e tappe.
« ... Il suddetto vescovo, né da rendita ecclesiastica, né da beni patrimoniali, possiede alcunché per potersi mantenere, perché ha speso tutto in pubblica utilità di quelle popolazioni, in fondazione di luoghi pii ed in altre sante opere. » Lettera del consiglio di Aragona al re Filippo III
Due aspetti particolari che rimettono in luce l'esito positivo di due importanti missioni avviate