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Home La Grande Casa Famiglie Palmaroli Alcuni chiarimenti biografici a proposito di Pietro Palmaroli di Alberto Silvestro

Alcuni chiarimenti biografici a proposito di Pietro Palmaroli di Alberto Silvestro

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pietro_palmaroliNel primo numero di questa rivista Silvio Speca ci ha rivelato alcuni dei segreti medicinali di Fanny Aronne Coppi, moglie di Gianni Palmaroli appartenente ad una famiglia comitale di origine fermana stabiitasi a Grottammare da molti secoli.
Da un Girolamo, nato nel 1720 e trasferitosi poi a Roma, deriva Pietro Palmaroli, uno dei più famosi restauratori italiani dell'800, il cui nome è ben noto in Italia e all'estero. Non sono così conosciuti aspetti importanti della sua biografia, che cercheremo di chiarire almeno in parte. È opinione prevalente che l'artista sia nato nel 1778, a Roma o a Grottammare. Soltanto Bergeon dissente e anticipa di un decennio la data di nascita, in quanto gli attribuisce l'età di 61 anni - non sappiamo su quale base - al momento della morte, 1828.
Abbiamo già svolto in passato indagini nell'archivio parrocchiale di Grottammare, senza successo.
La ricerca ha avuto seguito a Roma ma nulla è emerso nell'ambito della parrocchia di S. Biagio e S. Carlo, nella quale risulta celebrato, il 19 luglio 1766, il matrimonio del padre di Pietro, Girolamo Palmaroli vedovo di Elisabetta Giuliani, con Maria Caterina Panzironi.
Dopo una lunga serie di tentativi falliti è stato infine possibile rintracciare all'Archivio Storico del Vicariato di Roma alcuni documenti che confermano l'indicazione fornita da Bergeon. Si tratta degli Stati delle Anime delle parrocchie di S. Andrea delle Fratte dal 1802 al 1810 e di S. Nicola in Arcione dal 1813 al 1824. Dai primi apprendiamo che l'abitazione di Pietro Palmaroli, pittore, è nei pressi della chiesa che ospitò la Deposizione dalla Croce, in via Gregoriana n° 13, al 3° piano (nel 1802 il numero civico è 238 anziché 13): nel 1805, ad esempio, l'artista trentasettenne vi abita con la moglie Elisabetta Mugnoz, ventinovenne, le figlie Vittoria e Angelica, rispettivamente di 4 e 1/2 anno, e la serva Marianna Calzolari; nel 1810 il pittore, ora quarantaduenne, ha con sé la moglie, Vittoria, Angelica, altri tre figli - Felice (3 anni), Elena (1 anno) e Serafina (1/2 anno) - e la serva Teresa Bassotti (23 anni). Dai secondi risulta che il pittore nel 1813 abita in via del Tritone 54 ed ha 46 anni, nel 1824 è in via del Lavatoio 94 ed ha 58 anni.
Pertanto la nascita di Pietro va anticipata di circa 10 anni rispetto al termine comunemente accettato.
Al numero 7 di via Gregoriana abita il pittore Gioacchino Mugnoz, che potrebbe essere un parente di Elisabetta, a proposito della quale osserviamo che, nei documenti di S. Nicola, viene detta a volte Mugnos, a volte Tognazzi, e figlia di Giuliano o di Guglielmo.
Sappiamo, inoltre, che nel 1810 il «noto Quadro» di Daniele da Volterra si trova nello studio dell'artista dove viene visionato da Guattani e che vi è ancora nel 1811, quando vi si reca Stendhal. In quell'anno il laboratorio di Pietro è sito nel palazzo di Francia al Corso, di fronte al palazzo Doria.
Nel 1811 il pittore non è più registrato tra gli inquilini di via Gregoriana. Si nutrono tuttavia buone speranze di reperire la nuova residenza mentre, al contrario, sembra difficile accertare l'esatta data di nascita poiché non è nota la chiesa in cui Pietro è stato battezzato.
La prima fama di Palmaroli viene generalmente legata al restauro dell'affresco di Trinità dei Monti. Da documenti rintracciati presso l'Archivio di Stato di Roma risulta che, tra il 1804 e il 1808, il restauratore ottiene 16 licenze d'esportazione, con un esborso di 2920 scudi, come risulta dal seguente prospetto:
  
DATA
OGGETTO DELLA LICENZA
DESTINAZIONE
SCUDI VERSATI
07.05.1804 7 quadri
==
200
06.06.1804 12 quadri antichi
==
200
06.07.1804 quadri antichi
Napoli
100
02.06.1805 quadri
==
15
15.06.1805 5 quadri antichi
==
50
30.07.1805 4 quadri
==
100
04.10.1805 2 quadri antichi in tavola
==
100
29.03.1806 2 quadri
==
10
31.05.1806 4 quadri per via di terra
==
800
28.11.1806 11 quadri antichi
==
300
01.12.1806 quadri
==
15
07.08.1807 9 quadri antichi
==
100
31.10.1807 39 quadri antichi
==
600
03.11.1807 quadri
==
15
02.04.1808 24 quadri piccoli
fuori stato
300
08.04.1808 quadri
==
15
Notizie tratte dalle «Note delle Licenze di estrazione de' Quadri, Sculture ed altro spettante alle Belle Arti», ASR, Camerale II, Antichità e BB.AA., busta5, fasc. 225.

Come si vede, in quattro anni più di 120 quadri passano tra le mani dell'artista. Dal documento citato non risulta che essi siano stati da lui restaurati: se lo fossero, il fatto costituirebbe una testimonianza della fama raggiunta già prima dello stacco del celebre affresco; se non lo fossero, dovremmo ritenere che egli, come altri colleghi tra i quali Vincenzo Camuccini, abbia svolto anche attività commerciale. Quasi sicuramente si tratta di opere non autografe poiché ripetutamente troviamo l'indicazione «quadri antichi» anziché una di questo genere:
«(10.4.1806) Luigi Agricola, quadro da se dipinto».
Dagli stessi documenti risulta che:
- la destinazione dei quadri per cui Pietro chiede la licenza d'esportazione è riportata solo in due casi (Napoli, fuori stato) e omessa negli altri. È però probabile che nel prospetto vengano indicati solo i quadri da inviare al di fuori di Roma o dello stato pontificio e che Palmaroli in quello stesso periodo abbia restaurato o commerciato altre opere rimaste nella capitale;
- il 13.3.1805 un certo Don Giuliano Palmaroli viene autorizzato a spedire a Rapagnano 39 quadri dietro versamento di 50 scudi. Non abbiamo notizie concernenti questo personaggio (un sacerdote?), che non compare nell'albero genealogico da noi ricostruito, ma non pubblicato. Potrebbe trattarsi di un altro fratello di Pietro;
- tra i nomi che ricorrono più frequentemente negli elenchi troviamo collezionisti come il senigalliese marchese Baviera, il cardinale Fesch, Giacomo Irvin (James Irwin); Angelica Kauffman, pittrice allora in voga; etc. Appare anche il nome dell'abate Giuseppe Colucci, il noto compilatore delle Antichità Picene.
Una licenza viene concessa agli eredi del card. Archetti per trasferire 11 quadri da Ascoli a Bergamo.
Le ricerche sono state volte anche ad identificare eventuali familiari dell'artista, oltre al già noto fratello Domenico del quale non è stata rintracciata traccia nei documenti consultati. È così affiorato, oltre ad una numerosa schiera di figli e di nipoti, la figura di Gregorio Palmaroli, incisore di cammei, figlio di Girolamo e padre prolifico, di cui tratteremo in un successivo articolo.
Una parola infine sul preteso soggiorno di Pietro in Russia dopo la conclusione dei restauri a Dresda, sul quale non esistono documenti confirmatori.
Alcune circostanze fanno dubitare che effettivamente egli sia andato a Pietroburgo: l'ultimo re di Polonia, Stanislao Augusto Poniatowski muore nel 1798, ospite-prigioniero dello zar; il pittore conclude i restauri a Dresda nell'estate del '27 e muore a Roma nel febbraio del '28.
Ci pare molto più realistica un'ipotesi sulla quale ci riserviamo di condurre opportune verifiche: Pietro potrebbe aver frequentato a Roma la sontuosa corte del principe Stanislao Poniatowski, nipote ed erede del re polacco, nel palazzo di via della Croce dove per un paio di anni prestò servizio il Belli.
Per concludere ricordiamo che Vogel von Vogelstein nell'agosto 1826 ritrasse il famoso restauratore. Grazie all'autorizzazione 339/91 concessa dalla direzione della Gemäldegalerie di Dresda — proprietaria del quadro che misura 293 x 227 mm, classificato opera grafica, con n° d'inventario C 3281 e n° della negativa 5173 — possiamo riprodurre in questa sede l'opera dell'artista tedeco, per quanto ci risulta ancora inedita in Italia.

BIBLIOGRAFIA
U. THIEME-F. BECKER, Allgemeine Lexicon der bildenden Künstler, Leipzig 1934, vol. XXVI, p. 178.
E. BÉNÉZIT, Dictionnaire critique et documentaire des peintres, sculpteurs, dessinateurs et graveurs, Paris, 1976, vol. VIII, p.96.
S. BERGEON, Un restaurateur romain: Pietro Palmaroli, Ottawa, 1981.
A.M. COMANDUCCI, Dizionario illustrato dei pittori, disegnatori e incisori italiani moderni e contemporanei, Milano IV ed. 1973, vol. IV, p. 2307.

____________________________________
L'articolo
Alcuni chiarimenti biografici a proposito di Pietro Palmaroli di Alberto Silvestro, è contenuto in: «Archeopiceno», A. I, n. 1, Gennaio- Marzo 1993, Editrice Il segno, San Pietro in Cariano, Verona.

Ultimo aggiornamento Venerdì 19 Agosto 2011 09:07  
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