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Home Chi naja non prova... La mia tesi di laurea IV: IL REGOLAMENTO DEL 1859.

IV: IL REGOLAMENTO DEL 1859.

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IV: IL REGOLAMENTO DEL 1859.
Dal 1849 al 1859
IV/3. Esame del regolamento del 1859.
Tutte le pagine

4.1. Dal 1849 al 1859.

Il nuovo sovrano, Vittorio Emanuele II, si scontrò con una situazione delicata e difficile, Da una parte dovette accettare le condizioni della tregua volute dal vincitore, dall'altra la sollevazione di Genova, e la pressione esercitata dagli austriaci. Il trattato di pace concluso il 6 agosto 1849 e ratificato dalle Camere il 5 e il 9 gennaio 1850, lasciava immutati i confini del regno.
I primi anni di regno furono impegnati nella ricostruzione morale e materiale del paese e dell'esercito. II generale Alfonso La Marmora ebbe nell'ottobre 1849 l'incarico di Ministro della Guerra. Egli con grande perizia, risolse il problema principale che affliggeva l'esercito piemontese: la questione finanziaria, contemperando le esigenze dei militari con quelle del Paese.
La guerra aveva scosso dalle basi l'ordinamento militare nella durata del servizio, nell'amministrazione e della disciplina. Una grande massa di ufficiali e sottufficiali, promossi durante la guerra, costituivano un gruppo poco omogeneo con quelli che già erano nell'esercito. Vi furono momenti di sbandamento simili a quelli che appaiono dopo le guerre, e la serie di problemi che ne derivarono dovettero essere affrontati con grande tempestività. II generale La Marmora non solo preparò l'esercito piemontese per la guerra del 1859, ma diede anche le basi sulle quali si reggerà poi l'esercito italiano, servendosi dell'esperienza del San Marzano, che creò l'esercito piemontese moderno e del Villamarina che lo aveva preparato alla prima guerra d'indipendenza.
Il Parlamento fu sciolto con decreto regio in data 20 novembre 1849 ed a Moncalieri, il sovrano invitò con un manifesto il popolo ad eleggere Uomini degni. Il nuovo Parlamento (IV legislatura) si riunì per la prima volta il 20 dicembre dello stesso anno. Si interessò poco delle questioni militari, perché era chiamato ad affrontare una vera battaglia per le nuove tasse, richieste dalle difficoltà economiche del momento conseguenti alla precedente guerra. Nonostante la politica di stretta economia del D'Azeglio, non si riuscì a non pesare sul bilancio dollo Stato con le spese pei il mantenimento delle forze militari e marittime.
Il Parlamento non sempre fu d'accordo sulle spese militari proposte ed attuate dal ministro La Marmora; soprattutto per quanto concerneva le fortificazioni di Casale che furono iniziate senza la previa autorizzazione del Parlamento.
Il ministro della guerra infatti, aveva fatto conoscere in seduta segreta ai deputati le ragioni dell'iniziativa e si era sentito, perciò autorizzato ad iniziare i lavori.
Dopo la caduta del Gabinetto D'Azeglio nel novembre 1852 (il governo e il La Marmora subirono aspre censure, anche se alla fine il progetto di legge fu approvato con una risicata maggioranza (111) ), e l'assunzione della presidenza da parte del Cavour, il La Marmora fu riconfermato nella carica di ministro della guerra.
Il nuovo presidente del consiglio cercò di manifestare con chiarezza le tristi condizioni economiche in cui versava il paese, rese ancora più precarie dalle necessità dell'esercito e della marina e chiese al popolo nuovi sacrifici per perseguire la sua politica estera anti-

 

austriaca e pre-bellica. C'era bisogno di costruire nuove linee ferrate, fortificare Casale, rinforzare le difese di Alessandria e stringere più forti amicizie con l'Inghilterra e la Francia per rendere sicuro il confine occidentale.
Nel frattempo stava maturando una guerra causata dal problema del protettorato dei luoghi santi e sui cristiani ortodossi dell'impero turco, preteso dalla Russia. IlCavour accettò l'alleanza con Francia e Inghilterra il 26 gennaio 1855. In virtù di questo trattato, il regno sabaudo si impegnava a fornire 15 mila uomini guidati da Alfonso La Marmora per una spedizione in Crimea.
I piemontesi si distinsero nella battaglia della Cernaia e a Sebastopoli. Caduta questa città, dopo un lungo assedio, segui l'armistizio e poi la pace stipulata il 30 marzo 1856. Soprattutto dal punto di vista diplomatico fu un grosso punto a favore di Cavour che in realtà non si era prefisso né un ingrandimento territoriale del Piemonte, né vantaggi economici, ma aveva puntato deciso a inserire lo Stato sabaudo nel concerto delle grandi potenze e soprattutto a isolare l'Austria.
Inoltre, come coronamento delle iniziative precedenti, Cavour riuscì, in un incontro mantenuto segreto con Napoleone III, a stipulare un accordo che impegnava la Francia ad aiutare militarmente il Piemonte contro l'Austria, ma solo se quest'ultima avesse attaccato per prima.
In politica interna, dopo il congresso di Parigi, il capo del governo sabaudo rimaneggiò il suo ministero, assumendo personalmente l'incarico degli esteri e delle finanze e riaffidò l'incarico del ministero della guerra al La Marmora (112). Inoltre, dopo che gli austriaci avevano fortificato maggiormente Piacenza, diede l'ordine di rinforzare Alessandria, con l'obiettivo di spingere l'Austria ad attaccare, ottemperando così alla clausola imposta da Napoleone III.
Intanto altri avvenimenti concorrevano a far precipitare i rapporti tra i due Stati. Il 14 marzo 1857 fu chiesto un credito di un milione per svolgere altri lavori di fortificazione, mentre "La Gazzetta del Popolo" iniziò una sottoscrizione generale per 100 cannoni. Prevedendo ormai prossimo il conflitto, giungevano frattanto nel Piemonte moltissimi volontari da ogni parte d'Italia.
A questo punto l'Austria inviò un ultimatum al Piemonte in cui intimava di ridurre l'esercito e di licenziare i volontari. L'ultimatum, cui si sarebbe dovuto rispondere entro tre giorni, rimase inascoltato; l'Austria dichiarò guerra e la responsabilità del conflitto venne a cadere tutta su di essa.
Per Cavour era l'esatta quadratura del cerchio.
Il conflitto fu un susseguirsi di scontri che si risolsero tutti in altrettante vittorie franco - piemontesi; il costo in vite umane fu piuttosto elevato soprattutto a causa della cattiva organizzazione del servizio sanitario. Battuto l'esercito austriaco in Lombardia, diveniva concreta la possibilità di liberare tutta l'Italia settentrionale : ma fu proprio questa possibilità che indusse Napoleone III, pressato anche dall'opposizione clericale del suo paese, ad accettare l'armistizio proposto dagli austriaci.
A questo armistizio,dapprima,il Cavour si oppose. Tuttavia il preliminare di pace, firmato a Villafranca il 12 agosto l859, fu reso definitivo a Zurigo. Venne così stabilita l'annessione definitiva della Lombardia allo Stato sabaudo (113).



Ultimo aggiornamento Giovedì 30 Giugno 2011 17:05  
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