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Home Chi naja non prova... La mia tesi di laurea III: IL REGOLAMENTO DEL 1840.

III: IL REGOLAMENTO DEL 1840.

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Indice
III: IL REGOLAMENTO DEL 1840.
III/2. Struttura e composizione dell'esercito.
III/3. Esame del regolamento del 1840.
Tutte le pagine

3.1. Dal 1822 al 1840.

Con il nuovo segretario di stato per la guerra e la marina, Matteo Des Geneys, nominato da Carlo Felice al suo rientro da Modena, l'esercito veniva sottoposto ad una serie di nuovi provvedimenti in linea con gli intendimenti del sovrano, "assoluto nel governo interno, austriacante in politica estera e poco inclinato alle cose militari" (79).
Il ministro Des Geneys continuò, pertanto, l'opera di ristrutturazione iniziata con molto vigore dal luogotenente generale del regno, Thaon de Revel (che aveva proceduto ad una prima epurazione dell'esercito e abolito tutte le disposizioni militari date dal governo provvisorio), cercando di adattare l"istituzione militare a quelle direttive e di restringere allo stretto indispensabile le spese militari.
Vennero infatti emanate disposizioni penali e regolamenti di disciplina d'impronta marcatamente restrittiva, lasciando, inoltre, larga penetrazione all'influenza confessionale.
Des Geneys non era riuscito dunque a creare consensi intorno agli austriaci, perché i loro presidi militari nella Lomellina e nell'Alesssndrino, mantenuti a spese della monarchia sabauda fino al settembre 1823, ne rappresentavano il maggior ostacolo. Egli, in ogni caso,cercò di dosare meglio le forze dell'esercito e della marina eliminando il superfluo e proporzionando le spese alle entrate dello Stato.
Nuovi avvenimenti dovevano rompere, però, l'equilibrio dell'organizzazione militare piemontese. L'impresa di Tripoli portata a compimento dalla flotta sarda nel 1825, aveva incoraggiato nel sovrano velleità bellicose. Una spinta all'efficientismo militare sarebbe venuta anche dai tumulti che nel 1830 nella vicina Francia, abbatterono il potere legittimista. Il sovrano, infatti, preoccupato per gli sviluppi della vicina rivoluzione, aveva largheggiato parecchio con assegnazioni per la marina e, nel contempo, aveva ordinato una mobilitazione parziale per presidiare il confine occidentale.
Appariva sin troppo chiaro che la politica restrittiva adottata in tempo di pace nei confronti dell'organismo militare non aveva certamente giovato all'esercito in previsione di una guerra. Si rendeva perciò necessario un riordinamento radicale di tutta l'armata, anche se mancavano uomini con le capacità necessarie per realizzarlo. La scelta cadde sul marchese Filippo Paolucci che venne nominato ispettore generale della Fanteria e della Cavalleria con poteri pressoché illimitati anche sulle altre Armi.
L' opera del Paolucci si concretizzò nella trasformazione dell'ordinamento delle brigate di fanteria, in aumento dell'organico della cavalleria e dell'artiglieria.
Mentre si realizzavano questi miglioramenti, il 27 aprile 1831,Carlo Felice moriva e gli succedeva al trono Carlo Alberto.
Il nuovo sovrano cercò di completare le riforme iniziate dal suo predecessore per tutto l'arco del suo regno. Non sempre, però, riuscì ad ottenere buoni risultati essendo piuttosto proclive a frequenti mutamenti negli ordini e, nelle regole. Il suo continuo interessamento, comunque, permise nuovamente di accentrare la suprema autorità militare nelle mani del Capo dello Stato, dalle quali era sfuggita durante il regno precedente, anche se Carlo Alberto non aveva certamente le qualità di carattere necessarie ad un comandante supremo.
Una delle prime innovazioni introdotte, quindi, dal nuovo re fu quella di abolire la carica di Ispettore Generale dell'esercito, che, di fatto era l'effettivo comandante in capo .
Il marchese Filippo Paolucci fu esonerato, pertanto, da tale incarico e venne assegnato al governo della divisione di Genova. I suoi compiti tornarono alla Segreteria di guerra e marina che, con la scosparsa di Matteo Des Geneys, avvenuta nel 1831, era tenuta da un reggente.
Questa reggenza, tenuta sotto il diretto controllo del Re, continuò fino a quando la politica piemontese osservò l'impronta reazionaria datale da Carlo Felice, cioè di ostilità alla Francia che, essendo un focolaio di sollevazioni e rivolgimenti continui, dava al vicino piemonte non poche preoccupazioni. Nei primi anni del suo regno, Carlo Alberto fece costruire sul confine occidentale numerose opere di fortificazione onde evitare sorprese. Nuovi orientamenti però cominciavano a maturare, sia nella politica interna che in quella estera, trovando sbocco nella nomina del generale Emanuele Pes di Villamarina a primo segretario di guerra e marina, nel 1832.
Di temperamento liberale e antiaustriaco (80), egli mantenne la carica per ben 15 anni fino all'autunno del 1847, assicurando in tal modo continuità a quel suo programma improntato ad una schematica direttiva "Istruzione sufficiente, mobilità dell'armata, pace pronta alla guerra" (81).
Nel campo degli ordinamenti, la previsione di operazioni da svolgere nella Valle Padana, gli fece curare particolarmente l'organizzazione della fanteria. Essa ebbe le seguenti caratteristiche: depositi stabili dei corpi fuzionanti da centri di mobilitazione e da centri di amministrazione, istruzione in un solo periodo del contingente di leva con breve ferma, in modo da poter aumentare la forza istruita di ogni classe ed il numero delle classi; la conseguente istituzione di contingenti di complemento di contingenti di riserva. Per l'addestramento militare si costruirono campi annuali di istruzione e fu dato grande impulso al servizio dei cacciatori.
II 1 dicembre 1830, il Paolucci, nel fare il consutivo delle applicazioni della legge 1822 dichiarò che da allora fino al giorno in cui stendeva il rapporto erano stati giudicati dai Consigli di guerra reggimentali e divisionali 2.764 militari, fra i quali 6 ufficiali.

Pochi delitti erano stati commessi contro la religione e il governo. Da ciò il Paolucci deduceva che nelle truppe esisteva una sana morale. Le insubordinazioni in numero di 295, erano troppo poche, secondo il marchese, convinto che i Consigli di guerra fossero stati troppo indulgenti. Invitò, quindi, ad accentuare maaggiormente la disciplina, proponendo di chiarire meglio gli articoli del Codice, cercando di frenare i cattivi esempi che venivano dalla Francia. Le diserzioni erano state 1.632, troppe secondo,il Paolucci. 278 gli inquisiti per ferite, percosse e maltrattamenti, 456 per furti ed estorsioni.
La proposta principale del Paolucci fu l'istituzione di un Consiglio di guerra per la revisione delle sentenze. Il 28 luglio 1840 fu pubblicato un Codice Penale Militare che ebbe vigore di legge il 1 gennaio 1841, e che riordinò la legge penale militare contenuta nell'Editto 27 agosto 1822 e pochi giorni più tardi fu sostituita anche tutta la regolamentazione disciplinare.
Le pene previste dal nuovo codice per le truppe furono: carcere, cassazione, verghe, reclusione militare morte passando per le armi, degradazione.
Per gli ufficiali multa, detenzione, dimissione, destituzione, relegazione.militare a tempo e a vita,morte passando per le armi, degradazione.
Per i reati comuni erano inflitte pene comuni fra cui la morte col laccio sulla forca.
Il codice enumerava tutti i reati, compresi quelli contro la religione, e le rispettive pene.
Intanto si preparava una riforma più generale il cui studio durò fino al 1859. La legge 10 ottobre 1848 modificò alcune disposizioni,sostituì la pena delle verghe col carcere da tre mesi a tre anni.
Dopo aver ristabilito l'ordine, all'indomani dei moti del 1821, ci fu una dura repressione delle idee mediante innumerevoli circolari, iniziate da Thaon de Revel, continuate da Des Geneys e dal Paolucci, con cui si cercava di fare il processo ai più riposti pensieri.
Si diedero punizioni severissime sino al punto d'ordinare i ferri corti per un semplice ritardo all'adunata, Non si sa sino a che punto questo sistema abbia veramente ristabilito un clima di disciplina; anzi la grande quantità di denunce anonime inviate al ministero dimostra la fondatezza dei nostri dubbi. Si può notare un evidente disagio morale degli ufficiali e dei soldati: dei primi si scrutavano e si punivano, spesso a torto,le opinioni, soprattutto quelle religiose, e nelle cartelle personali di ognuno c'era uno spazio riservato al sentimento religioso.
Per le truppe,come si può immaginare, non vi era nemmeno rispetto ed erano sottoposte ad ogni sorta di angherie da parte dei superiori.



Ultimo aggiornamento Giovedì 30 Giugno 2011 17:01  
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