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Home Chi naja non prova... La mia tesi di laurea II: IL REGOLAMENTO DEL 1822.

II: IL REGOLAMENTO DEL 1822.

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Indice
II: IL REGOLAMENTO DEL 1822.
II/2. Struttura e composizione dell'esercito.
II/3. Esame del regolamento del 1822.
Tutte le pagine

2.1. Dal 1814 al 1822.

II Congresso di Vienna si era proposto energicamente di ripristinare, mediante il principio di leggitimità, l'assetto politico pre-rivoluzionario, Ma le idealità e le speranze liberali e nazionali erano ormai troppo profondamente radicate in coloro che avevano vissuto, sia pur brevemente, l'esperienza liberale e repubblicana. Al punto tale che il nuovo ordine politico e sociale della Restaurazione non poteva non apparire una vera e propria involuzione a ranghi serrati verso quell'assolutismo che ormai tutti i popoli, e non solo europei, avevano combattuto con entusiasmo. Ne conseguiva che, d'ora in avanti, i movimenti rivoluzionari avrebbero avuto due specifici contenuti: quello dei moti liberali tout court, laddove, è il caso della Francia e della Spagna, il ripristino delle antiche sovranità aveva avuto la conseguenza di soffocare la libertà senza mortificare le nazionalità; e quello dei moti liberal-nazionali in quei paesi come l'Italia e la Germania, in cui la falce della Restaurazione non si era limitata a spazzar via le libertà civili, ma aveva fatto il possibile per smembrare le unità nazionali e conseguire l'asservimento a dominazioni straniere.
Il germogliare e l'espandersi di moti liberal-nazionali nel Piemonte dei Savoia dà l'esatta dimensione del profondo malessere e di quanto fosse anacronistico e avversato il nuovo status politico e sociale dopo le esperienze vissute negli anni precedenti.
In questi moti, l'esercito, nel quale erano entrati a far parte larghi strati di borghesia, giocò senza dubbio un ruolo trainante e di punta. Un ruolo che non poteva lasciare indifferenti i sovrani "restaurati". Nella decisione di Carlo Felice di mandare ad effetto l'Editto penale del 27 ottobre 1822, nel quale ben 40 articoli erano dedicati ai subordinati e ai disertori (56), infatti, ebbe grande influenza la decisa presa di posizione di una parte considerevole dell'esercito in senso costituzionale. Scelta alla quale, peraltro, non erano estranei né gli ufficiali che avevano servito nell'esercito italico, né l'opera svolta dai carbonari.
La Carboneria, proprio in nome dei principi liberali, aveva fatto numerosi proseliti nell'esercito. Alla setta, infatti, avevano già aderito molti militari italiani mentre prestavano servizio nell'esercito imperiale francese. Passati poi costoro a far parte dei vari stati della penisola vi crearono altri nuovi adepti. II contegno dei governi restaurati, non escluso lo Stato Sabaudo, incoraggiò di molto le adesioni.
Così, dopo la rivoluzione del 1820 a Napoli, quando si veniva profilando l'intervento austriaco, quella parte dell'esercito piemontese che era iscritta alla Carboneria, dopo alcune riunioni politiche fra gli ufficiali del presidio di Alessandria, rinvigorì la propaganda tra le truppe, tanto che agli inizi del 1821 si manifestarono agitazioni in diversi reggimenti.
Da parte della monarchia, che non aveva alcuna intenzione di lasciare esplodere sommovimenti rivoluzionari per giunta guidati dall'esercito, vennero avviate inchieste che non diedero risultati concreti.

Ma nel frattempo, la dura repressione dei tumulti scoppiati nell'università di Torino causò un gran fermento nella popolazione. I costituzionali cercarono di approfittare della situazione per imporre al governo la proclamazione dello Statuto e la dichiarazione di guerra all'Austria. Vennero perciò anche diramate istruzioni alle truppe che si erano dimostrate propense alle idee liberal-nazionali.
Il 10 marzo 1821 scoppiò una sedizione. Quel giorno e i seguenti i costituzionali, per mezzo del reggimento di fanteria "Genova", si impadronirono della cittadella di Alessandria, nominarono una giunta provvisoria e inalberarono la bandiera costituzionale rossa azzurra e verde. Nel frattempo, insieme con l'intero presidio di Torino, si ammutinarono i reggimenti cavalleggeri del Re a Pinerolo e i cavalleggeri di Piemonte a Fossano.



Ultimo aggiornamento Giovedì 30 Giugno 2011 16:56  
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