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Home Chi naja non prova... La mia tesi di laurea I. IL REGOLAMENTO DEL 1814.

I. IL REGOLAMENTO DEL 1814.

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Indice
I. IL REGOLAMENTO DEL 1814.
I/2. Struttura e composizione dell'esercito.
I/3. Regolamento del 1814.
Tutte le pagine

I/1. L'esercito e la monarchia sabauda

II documento, che riportiamo parzialmente in nota, datato 14 maggio 1814 (18), precedette di pochi giorni il rientro di Vittorio Emanuele I a Torino (20 maggio), avvenuto dopo l'abdicazione di Napoleone.

La restaurazione della monarchia sabauda sui resti del Regno Italico presentava quei caratteri reazionari che, mitigati (come appare nel documento citato) nei primi mesi da una serie di provvedimenti tendenti sostanzialmente ad accattivare al nuovo ordine politico e sociale popolarità e simpatie, dovevano accentuarsi nei mesi sucessivi, nell'ottusa repressione di tutte le libertà precedentamente conquistate. Repressione che trovava il momento piu sanguinario nel soffocamento dei moti del 1821.

L'abolizione della coscrizione, "odiosa imposizione francese e napoleonica" (19), così pure l'emanazione del Regio Editto in data 10 giugno 1814, " portante l'abolizione della tortura, e dell'infamia nei parenti dei rei" (20) e quello di poco sucessivo riguardante la concessione della "piena grazia a tutti gli individui militari che si fossero resi disertori..." (21) erano, quindi, solo momenti di un piano per procurare popolarità a favore della monarchia, ben diversi dalla concezione che essa aveva dello Stato, della sovranità e della realtà sociale italiana.

Anche i numerosi indulti per i militari disertori, emanati in quel periodo, si resero necessari più che altro per colmare i vuoti organici che l'abolizione della coscrizione aveva procurato nei reggimenti in formazione.

Questa situazione giustificava la priorità e il grande impegno che il sovrano profuse per conferire all'esercito una più adeguata consistenza ed un assetto capace di far fronte alla nuova situazione determinatasi con la restaurazione della monarchia nei suoi Stati di terraferma e, non ultima per la invadente presenza austriaca in territorio piemontese (22).

L'organizzazione militare nel Regno di Sardegna versava, infatti, in condizioni di estrema decadenza per quantità e qualità. Questo era da attribuire, in massima parte, alle insormontabili difficoltà di bilancio (23); ma, anche ad " una mentalità che era rimasta ancorata al passato e non aveva subito evoluzioni pur con il maturare di tanti eventi e di così estese innovazioni in ogni campo" (24).

A Torino, comunque, "nella circostanza, che Sua Maestà [...] aveva prescritto la levata e la formazione dei reggimenti provinciali" (25), si era costituito un grande deposito per raccogliere i soldati che volevano riprendere servizio e le reclute volontarie; "mentre si inviavano distaccamenti alla frontiera per ricevere i soldati che tornavano dalla Francia e convogliarli, se possibile a Torino" (26).

A dirigere la ricostruzione dell'esercito - che secondo gli orientamenti del sovrano avrebbe dovuto ritornare agli ordinamenti del 1796 (27) - fu posto, quale segretario di stato per la guerra, il marchese Antonio Asinari di San Marzano; la reggenza della segreteria venne però affidata, In un primo momento, all'avvocato Giuseppe Mussa (28), coadiuvato, per il Piemonte e Per la Savoia, rispettivamente-dai vecchio generale Policarpo Cacherano d'Osacco, nominato ispettore generale dell'esercito, e dal barone Vittorio Giuseppe Salliet de La Tour, per il quale venne ripristinato il grado di maresciallo. Nel maggio venne costituito un "Congresso incaricato di esaminare le domande d'ammissione degli ufficiali, Si accettarono soltanto quelle di antichi ufficiali e di nobili piemontesi, i quali non avessero servito né sotto la Francia né sotto il Regno d'Italia [...] Anche nella scelta di volontari - conseguente all'abolizione della coscrizione - si volle essere esclusivi e se ne raccolsero così pochissimi" (29).

Nel corso dell'anno 1814 e nel principio del seguente si poterono comunque porre assieme i primi battaglioni dei reggimenti di fanteria, alcuni battaglioni di cacciatori, qualche squadrone per ogni reggimento di cavalleria, le guardie del corpo ed infine i reggimenti provinciali. Per questi ultimi, che non prestavano servizio permanente e che erano prevalentemente composti da contadini, le difficoltà furono minori anche perchè alla loro rapida ricostruzione concorsero comuni privati con sussidi (30).

Vittorio Emanuele I volle pure ricomporre tre reggimenti svizzeri, sempre nella convinzione che il soldato buono fosse quello di mestiere. Ma le nuove ed esorbitanti pretese della Confederazione svizzera fecero sì che i reggimenti si riducessero ad uno soltanto, che d' altronde non riuscì mai ad organizzarsi.

Il 13 luglio 1814 si istituì la Direzione generale del buon governo, che, unitamente ai comandi militari, doveva provvedere alla sicurezza ed alla tranquillità degli Stati sabaudi; affinchè questa Direzione potesse ben esplicare la propria azione fu creato il corpo dei Carabinieri Reali, il cui comandante era presidente e capo del "buon governo". L'inflessibile indirizzo seguito in un primo momento dal sovrano nella ricostruzione dell'esercito incontrò notevoli ostacoli tanto di natura militare che politica.

Lo stesso sovrano procedeva alla "nomina dei colonnelli, tenenti colonnelli, e maggiori: il fiore dell'aristocrazia retriva, dei fedelissimi, ormai invecchiati e privi dell'esperienza degli ultimi diciotto anni di guerra" (31).

Questo non poteva procurare che gravi carenze e disagi nell"apparato militare, il quale si vedeva imporre dall'alto i comandanti senza che questi fossero veramente all' altezza della nuova situazione e della nuova strategia sperimentata in una scuola di altissimo livello su tutti i campi di battaglia d'Europa.

Gli ufficiali già dell'esercito francese e italiano potevano sì essere riammessi in servizio, ma dietro umiliante domanda e protesta di devozione, e non sempre conservando il grado raggiunto (32).

Molti nobili rientrarono in questo modo nell'esercito,e la massa degli elementi borghesi rimase per il momento fuori; mentre i reggimenti si venivano formando molto lentamente (33).

Per ovviare,dunque, a questi inconvenienti di stretta natura militare e per accelerare le operazioni di ricostituzione delle nuove unità, i veterani dell'esercito francese finirono con il costituire l'ossatura dei Reggimenti Provinciali.

Il 30 marzo 1815 da Torino, Vittorio Emanuele I emanava il proclama di ricostituzione dell'esercito (34).

Si può ben dire che a questa data si trattava di «una ricostituzione più teorica che pratica giacché, in realtà, ben scarse ne erano la consistenza e l'efficienza,riferite tanto al numero del personale - ufficiali e militari - quando all'armamento, ai quadrupedi e ad ogni tipo di materiale" (35).

Le gravi carenze di natura tattica, organica, logistica e disciplinare del ricostituito esercito, non dovettero aspettare molto per manifestarsi. Gli scontri avuti in Savoia con le truppe francesi che al comando del generale Souchet, partecipavano in quella regione all' ultimo atto della ventennale vicenda napoleonica (36) misero a nudo tutta la fragilità del nuovo organismo; e di questo si avvantaggiò largamente il ministro della guerra Asinari di San Marzano nel procedere alle riforme dimostratesi necessarie (37).

Si entrò così nel secondo periodo del riordinamento dell'esercito, quello di adattamento ai nuovi tempi, che ebbe l'impronta del ministero San Marzano. Il sistema della coscrizione, abolito, in un primo momento, venne ripristinato e le unità ebbero solo una aliquota di soldati di mestiere; mentre per il resto della forza erano costituite dai "contingenti provinciali, obbligati ad un breve periodo di servizio effettuato a titolo di istruzione [...] il provvedimento [...] era d'importantissima portata in quanto la manifestazione di adeguamento ai criteri sociali ed organici dei nuovi tempi. Esso fu in seguito ulteriormente perfezionato e costituì la base della istituzione legale, nel 1816, del servizio obbligatorio di leva" (38). Il San Marzano riunì, inoltre, alla Guerra anche l'amministrazione della Marina, istituì il Corpo di Stato maggiore, la cui necessità era stata ampiamente dimostrata dalle guerre napoleoniche, creò l'Accademia militare e diede un particolare ordinamento, militare/civile, al Corpo del Genio.

Il 27 dicembre 1817 passò alla segreteria degli Esteri, ed al suo posto venne destinato il maggior generale Giovanni Battista Nicolis di Robilant.

Seguendo lo sviluppo logico della politica militare piemontese che, dopo aver costituito la forza mobile, mirava ad assicurare la difesa territoriale il Robilant rivolse la sua opera essenzialmente al problema della ricostruzione delle fortificazioni nel confine occidentale, demolite durante l'occupazione francese, trascurando, peraltro, gli ordinamenti dell'esercito.

Al generale Robilant successe, nel 1820, Alessandro Saluzzo, conte di Monesiglio, che continuò l'opera del suo predecessore, ma contemporaneamente potenziò gli strumenti per un'eventuale azione mobile dell'esercito ad Oriente, nella Valle Padana.

Si iniziarono così, e datano da questo ministero, gli acquisti e gli studi di materiale da campagna, specialmente da artiglieria.

Il generale Saluzzo, vecchio soldato napoleonico, era nettamente anti-austriaco e nel governo interno dell'esercito cercò di favorire e rialzare gli elementi provenienti dall'esercito francese fino ad allora tenuti in sospetto. Nonostante tutto, però, la convivenza nelle stesse unità di personale di diversa estrazione sia militare che ideologica doveva creare gravi vuoti fra coloro che, appartenenti all'ancien régime, mal si adattavano alla spinta innovatrice reclamata tanto dai reduci dell'esercito francese e delle unità del Regno Italico che dallo stesso Saluzzo.

Si creava, in tal modo, un ambiente idoneo a "favorire urti violenti - e se ne ebbero prove concrete nei primi moti rivoluzionari del 1821 - e particolarmente sensibile all' azione di infiltrazione dellaCarboneria che n elle file degli ufficiali trovava numerosi proseliti inculcando quei principi liberali che nemmeno la più rigida disciplina formale instaurata da Vittorio Emanuele I riusciva ormai ad arginare e soffocare" (39).



Ultimo aggiornamento Giovedì 30 Giugno 2011 16:48  
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