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Home PONTIFICATO Flotta e fortificazioni L’opera di Sisto V a favore della squadra permanente della Marina Romana - La squadra permanente della Marina Romana


L’opera di Sisto V a favore della squadra permanente della Marina Romana - La squadra permanente della Marina Romana

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Indice
L’opera di Sisto V a favore della squadra permanente della Marina Romana
Pirati e corsari
L’attività dei predoni e della marina pontificia prima di Sisto V
La squadra permanente della Marina Romana
L’azione di Sisto V nel quadro degli avvenimenti politici dell’epoca
Testimonianze di vario genere sull’opera di Sisto V a favore del naviglio
Conclusione
NOTE
APPENDICE 1 - SPECCHIO DELLA SQUADRA PERMANENTE L’ANNO 1588
APPENDICE 2 Estratto da M. PANSA, Delle glorie di Sisto V, Roma 1588
Estratto da T. TASSO, Opere, a c. di B. MAIER, v. II, Milano 1964 (da: Alla santità di papa Sisto V)
Estratto da T. TASSO, Opere, a c. di B. MAIER, v. II, Milano 1964. Ad Antonio Costantino, in lode di Sisto V
BIBLIOGRAFIA
Abbreviazioni
Tutte le pagine

La squadra permanente della Marina Romana

“Forse taluno, leggendo le tante applicazioni di Papa Sisto alla marina, sarà tentato di pensare che egli non attendesse ad altro; o che di soverchio abbondi il discorso mio. Né il primo, né il secondo, signori miei. Né egli mancava. Né io esagero”.(10)

Queste parole del Guglielmotti ci attestano con quanta serietà e responsabilità papa Sisto attendesse alle sorti della marina pontificia.

Egli nasce il 13 dicembre 1521 a Le Grotte, oggi Grottammare, su una collina dominante il mare Adriatico, uno dei principali castelli della città di Fermo. Il paesetto, raccolto entro le mura e sottoposto al castello, sovrasta l’arenile dove si svolgono le attività del porto, fonte di ricchezza ma anche di travagli. Infatti i predoni hanno portato, e continuano a portare scompiglio, danni e lutti nel paese.

Assurto al trono pontificale, Sisto V pone subito mano alla soluzione dei numerosi problemi che affliggono lo stato: strapotere dei briganti, spesso appoggiati e favoriti dai baroni; inefficienza delle istituzioni statali: finanze, giustizia, amministrazione, etc.; eccessiva debolezza nei confronti delle maggiori potenze temporali, soprattutto della Spagna.

Molteplici sono le iniziative ed i provvedimenti messi in atto e, se non tutti danno i frutti sperati, bisogna pur ricordare che il suo pontificato dura solo 5 anni e non tutti i risultati ottenuti possono essere consolidati prima della scomparsa del papa.

Per trattare i banditi del mare (i predoni turchi e barbareschi) alla stessa stregua di quelli di terra - ricordiamo i successi dell’energica azione repressiva del brigantaggio svolta da Sisto V subito dopo la sua elezione - è necessario disporre di navi in grado di operare secondo le direttive del pontefice.

Il primo provvedimento adottato è l’istituzione della congregazione navale, composta da cinque cardinali guidati da Antonmaria Sauli, cui viene affidato il compito di costruire, armare e mantenere in efficienza dieci galere. Segue l’ordine di costituire la piccola flotta. A tale scopo è necessario, prima di tutto, avere a disposizione mezzi finanziari adeguati, preoccupazione che si riscontra sempre nella condotta di Felice Peretti. Viene introdotta la tassa, detta delle galere di Civitavecchia, per raccogliere 102.500 scudi l’anno, a carico delle province dello stato, del clero, dell’ufficio del ricevitore delle spedizioni e dell’appalto dei sensali di Roma. A conferma della perversità degl’istituti fiscali, all’epoca del Guglielmotti la tassa delle galere continuava a dare il suo gettito quando ormai di galere non si parlava più da lungo tempo.(11)

Come base navale viene prescelta Civitavecchia, per varie ragioni: dispone di un ottimo porto ben riparato dalle avversità, fortificato e vicino a Roma; è sul Tirreno, più esposto alle scorrerie dei predoni di quanto non sia l’Adriatico, dove la pur declinante Venezia esercita ancora un’assidua e continua vigilanza; è ben fornita di cantieri e magazzini, prossima a foreste ancora ricche di legname. Di lì a poco sarà anche ben fornita d’acqua, grazie alla realizzazione di un acquedotto voluto dal pontefice.

Il numero delle galere, inizialmente fissato a 10, col tempo dovrebbe salire a 22 in quanto lo scopo dichiarato del papa è di difendere le acque e le coste dello stato dalla minaccia turca, in modo da ottenere e conservare la sicurezza per mare e per terra ricordata sulla medaglia impressa nel 1588 a ricordo dell’entrata in servizio delle prime cinque galere. In appendice 1 è riportato l’elenco di tutte le unità.

Si può ritenere che Sisto V, in realtà, una volta raggiunto il numero di 22, volesse portare un attacco diretto all’impero ottomano.(12) Non gli sarebbero certo mancati i fondi per un’azione del genere: più di 4 milioni di scudi erano custoditi in Castel S. Angelo, fonte di cupidigia e di sospetto per molti governanti europei.(13)

Il papa fa radunare nel porto di Civitavecchia le migliori galere in servizio sotto il suo predecessore, ma non le impiega.

Due delle nuove vengono costruite a Civitavecchia, la San Francesco e la Santa Ferma, che saranno le migliori e le più longeve delle 10.

Due, la Santa Barbara e la San Giorgio, vengono comprate presso privati, ma non danno buoni risultati. Dopo cinque anni vengono radiate.

La Felice e la Pisana vengono acquistate presso il granduca di Toscana.

La Santa Maria e la Santa Lucia vengono comprate a Genova, la San Gennaro a Napoli: tutte e tre completano l’allestimento e l’armamento a Civitavecchia.

La Capitana (San Bonaventura) viene costruita a Roma nello scalo della Marmorata, già sede di una fiorente attività navale ai tempi dei romani, protrattasi nel Medioevo ed oltre, fino all’epoca di Calisto III.(14)

Il varo dell’unità, dopo il completamento dei lavori che non hanno riservato sorprese, è previsto per il 2 aprile 1588. La San Bonaventura viene benedetta e battezzata quel mattino. Alle quattro del pomeriggio hanno inizio le operazioni di varo, che si concludono infelicemente perché la galera, poco prima di entrare in acqua, devia la corsa sulla destra, abbatte una travatura posta sul molo e riporta danni alle sovrastrutture.

Lapidario il Guglielmotti: “cinque morti, molti contusi, tutti spaventati. Più d’ogni altro afflitto Papa Sisto si chiuse in camera silenzioso ed inquieto, senza dare udienza a niuno per tre giorni”.(15)

Le disavventure della Capitana non finiscono lì. Benedetta dal Papa il 21 aprile parte, ma lungo il Tevere s’incaglia e rimane bloccata vari giorni, fin quando il livello del fiume non sale grazie alle piogge ed alla conseguente piena. Può quindi raggiungere le altre unità a Civitavecchia e completare gli equipaggi con l’arruolamento di bonavoglia.(16)

Infatti, pur avendo posto al remo tutti i carcerati idonei ed aver acquistato a Malta 130 schiavi dopo ricerche su vari mercati, tra cui quelli di Segna e Fiume, dove affluiscono gli apprezzatissimi Morlacchi, vi sono ancora molti vuoti da colmare sui banchi.(17)

Infine gli equipaggi vengono completati. A metà giugno la squadra, comandata da Orazio Lercari, riceve l’ordine di partire.

Prima missione: dare la caccia ai predoni algerini di Assan Agà che nel maggio hanno saccheggiato Patrica e rapito 150 persone. Purtroppo per 15 giorni le condizioni metereologiche permangono avverse e la squadra è in grado di muovere solo a luglio per una crociera fra le isole dell’arcipelago toscano.

Il successo è limitato: viene catturata soltanto una galeotta con il suo equipaggio e con alcuni degli sventurati di Patrica. Prima di rientrare a Civitavecchia le navi sostano a Livorno, Marsiglia e Genova.

Sisto V desidera ispezionare la flotta e la base di Civitavecchia. Vi si reca il 22 novembre 1588. Decide allora di dotare la città del già ricordato acquedotto. Negli altri due giorni della dimora, “data a tutti la facoltà di parlare, papa Sisto attese al miglior ordinamento del paese e della squadra. Volle da sé vedere e giudicare e conoscere gli abusi, rimediare agli inconvenienti, udire i reclami, saggiare il biscotto, collazionare i registri, provvedere allo spedale e consolato nell’animo, tra lietissimi applausi, la sera del 25 tornossene a Roma.”(18)

Nell’aprile dell’89 il Lercari, al comando della squadra, riprende il pattugliamento con tale successo che i predoni volgono la prora verso la Corsica anziché verso la costa romana. I Genovesi, allora padroni dell’isola, chiedono soccorso al papa ed al granduca di Toscana. Il Lercari pone base a Bonifacio, i Toscani a Bastia, i Genovesi a capo Corso. Dodici navi barbaresche, tra fuste e brigantini, vengono catturate a maggio, altre vengono messe in fuga.

Nell’agosto dello stesso mese, però, tre fuste tunisine dirette in Sardegna, ma ricacciate dal libeccio sulla costa romana, risalgono il Tevere e sorprendono due piccoli bastimenti da carico. Le difese terrestri non riescono ad impedire l’affondamento di uno di essi e la cattura dell’altro.

Attraverso le segnalazioni delle torri costiere la notizia perviene a Terracina, dove sosta il Lercari. Messosi subito in caccia, intercetta i predoni che preferiscono fuggire dopo aver abbandonato la preda.

Papa Sisto coglie lo spunto da questo successo per convocare l’ambasciatore spagnolo allo scopo di chiarire autorevolmente che la squadra romana, a prescindere dai brillanti risultati ottenuti, deve essere accolta onorevolmente nei porti napoletani. A giugno, infatti, si era verificato uno spiacevole episodio a Gaeta, dove il capitano della piazza aveva respinto le navi pontificie facendo puntare i cannoni.(19)

Il papa ottiene soddisfazione.

Nell’ottobre del 1589, in concomitanza con la visita del papa alle opere di bonifica delle paludi pontine, la squadra permanente incrocia nelle acque prospicienti per misura di sicurezza.(20)

Nell’aprile del 1590 il cardinale Sauli ed il capitano Lercari si dimettono dall’incarico e vengono rispettivamente sostituiti dal cardinale Domenico Pinelli e dal capitano Francesco Grimaldi.(21)

Il Guglielmotti ci ha tramandato copia degl’inventari delle dotazioni di bordo compilati in occasione del passaggio di consegne tra i luogotenenti.(22)

La prima missione affidata al Grimaldi è il trasporto di centomila scudi da consegnare al cardinale Enrico Gaetani, legato straordinario in Francia. Le navi partono a metà luglio, dirette a Marsiglia. Nelle vicinanze del golfo di La Spezia la squadra sorprende tre galere barbaresche, le cattura e le conduce a Genova, dove viene accolta con grande onore.

La notizia dell’impresa giunge a Roma quando le condizioni di salute del papa sono seriamente compromesse. Egli stesso vuole dare comunicazione del successo ai cardinali il 13 agosto. Il 27 di quel mese Sisto V muore.

Il Guglielmotti chiude la trattazione dedicata a questo periodo in tono polemico: “la squadra navale per fortuna in quei giorni trovossi da lungi a Marsiglia, altrimenti gli economisti e gli zelanti, che sempre ci sono stati, ci sono e saranno a darsi la mano contro ogni impresa generosa, nel primo fervore delle mutazioni solite dei governi elettivi, avrebbero mandato ogni cosa in perdizione. E vi sarebbero certo riusciti più tardi, se papa Sisto non avesse stabilito l’opera sua alla marina con tanta fermezza di ordinamento, di dote, di bolle, d’inventario e di governo che niuno più nei secoli seguenti poté darne il crollo: onde a noi nel libro seguente sarà concesso continuare nei nostri viaggi.”(23)



Ultimo aggiornamento Domenica 02 Giugno 2013 08:14  
Montalto delle Marche, città di Sisto V
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