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Patrignone, borgo medievale.

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testataAltezza s.l.m. 394 m. - 600 abitanti con la campagna - territorio di 40 kmq - Comune autonomo fino al 1866 poi frazione di Montalto delle Marche (A.P.) 

CENNI STORICI 1

La parrocchia di Patrignone prende il titolo di S.Maria de Viminatu.
Evidentemente nel luogo dove ora sorge il paese cresceva per l'innanzi una vegetazione di basso fusto con prevalenza di vimini. In mezzo a quei vimini era sorta una chiesa dedicata alla Vergine Assunta, e intorno ad essa disposero le loro abitazioni gli abitanti del distrutto Paterniano o Paternione o Patrinione d'oltre Tesino, antenato dell'attuale Patrignone.

 

Di questo paesetto si trova frequente memoria in documenti farfensi. Nel 1039 Longino d'Azzone donava all'Abbazia di Farfa tutto il territorio che si estende tra l'Aso e il Tronto dalla vetta del monte dell'Ascensione all'Adriatico, con tutti i paesi, chiese, mulini, corsi d'acqua, foreste, diritto di pesca, ecc. "con oltre 40,000 modioli di terra, quanti allora ne comprendeva il patrimonio del monastero di Sant'Angelo presso il fiume Tesino, retto dall'abate Attone" (I. Schuster, L'Imperiale Abbazia di Farfa, Roma, Tip. Poliglotta Vaticana, 1921, p. 184).

 

Non crediamo che si possa dubitare che il monastero di Sant'Angelo qui nominato sorgesse in territorio di Patrignone, a nord dell'attuale chiesa di San Nicola, e precisamente nella contrada che conserva ancora la denominazione di contrada S. Angelo. Evidentemente, con l'andare del tempo i Monaci del detto monastero si ritirarono nell'interno del paese, del quale assunsero la cura d'anime, e al quale diedero per patrono giust'appunto S. Michele Arcangelo. È questa la ragione per cui il parroco di Patrignone conserva oggi il titolo monacale di Priore.

 

Il possesso di Patrignone è riconosciuto ai farfensi in un privilegio concesso ai medesimi dall'imperatore Enrico IV nel 1074. Altro riconoscimento imperiale si legge nel 1118.

 

Patrignone, che è nominato per primo in questi documenti dei Cesari tedeschi, viene così a far parte del Presidato Farfense, che aveva per capoluogo S. Vittoria in Matenano.

 

Più tardi però, al tempo dei disordini fomentati dall'imperatore Federico II di Svevia, vediamo enumerato questo borgo tra i possessi dei signori di Monte Passillo (presso l'attuale Comunanza), che nel 1249 lo vendettero ad Ascoli. Successivamente questa città lo diede in feudo alla famiglia Bonfini, che edificò il proprio palazzo dirimpetto al palazzo comunale, ma dopo qualche tempo rinunziò alla Signoria.

 

In una lapide murata a lato della porta gotica del borgo Umberto 1°, e non ancora ben decifrata, si accenna anche al dominio di re Manfredi nel 1262.

 

Dalle Constitutiones Aegidianes, emanate a Fano nel 1356 dal Card. Egidio Albornoz, liberatore e ricostruttore dello Stato Pontificio, si rileva che Patrignone, ivi chiamato Patregnanum, e classificato tra le Civitates Minores, era a quel tempo comune autonomo del Presidato Farfense, la cui sovranità, tuttavia, sul declinare di quel secolo finisce col diventare puramente nominale, per essere sostituita da quella dei Pontefici.

 

Un breve di Papa Martino V del 1431 parla di devastazioni compiute nel 1420 dai Castignanesi sul territorio patrignonese ad vindictam (per rappresaglia).

 

Nella 1528 passò da queste parti il Lautrec , diretto con le sue milizie francesi contro il regno di Napoli, e sembra che Patrignone corresse pericolo di essere perlomeno saccheggiato. Fu allora che il paese si elesse a compatrona S. Apollonia, della quale ricorreva in quel giorno la festa.

 

Dopo di che, forse, pensavano i nostri antenati a costruire il muro di sbarramento nel lato orientale, a terminarlo col superstite torrione munito di troniere e ad innalzare il torrione al principio del borgo Umberto I °, del quale ora non rimane che la base.

 

Ma il centro della difesa era il Cassero (nel lato settentrionale), cui nel 1898 si diede il nome di piazza Giacomo Leopardi.

 

Anche la via del Girone nella parte inferiore del paese fa supporre la preesistenza in quel luogo del Girone (o Rocca), ultimo propugnacolo che rimaneva ai borghigiani, quando fossero state espugnate le mura castellane.

 

Sulla fine del secolo XVI questa borgata, che aveva cambiato il titolo di Castello ("Castrum") in quello di Terra, fece parte del nuovo Presidato che Sisto V istituì il 13 dicembre 1586, facendone capoluogo Montalto, e che Napoleone poi abbattè per sempre, come aveva abbattuto per sempre il Sacro Romano Impero.

 

Finalmente, dopo l'annessione delle Marche al Regno d'Italia, Patrignone fu privato dell'autonomia comunale e ridotto a frazione del Comune di Montalto.

 

Ecclesiasticamente questa parrocchia dipese dall'Abbazia (nullius dioeceseos) di Farfa, dalla quale passò alla nuova diocesi di Ripatransone eretta da S. Pio V nel 1571, per essere poco dopo aggregata all'altra nuova diocesi di Montalto, creata da Sisto V nel 1586.

 

Nel rinascimento Patrignone raggiunse il massimo del suo splendore, generando una illustre tradizione culturale che annovera i nomi famosi di Antonio Bonfini (umanista, trasferitosi alla corte ungherese di Mattia Corvino, autore della prima storia sull'Ungheria), Ottaviano Umili (giurista, maestro del Papa Sisto V), Desiderio Bonfini (scultore). Martino e Giacomo Bonfini (pittori), Francesco e Giacomo Agnello (pittori).

 

Dal 1955 Patrignone partecipa, come castello di Ascoli, alla rappresentazione ed al corteo della Quintana.

 

ITINERARIO DI VISITA

 

Per chi entra dalla parte sud di Patrignone, attraversa una delle porte medioevali che doveva far parte della vecchia cinta muraria. In alto, a sinistra, è presente un'iscrizione, su di un embrice di terracotta, in caratteri gotici riguardante re Manfredi. Nella piazzetta, dirimpetto alla Porta sud, si affaccia il bel Palazzo Bonfini. dimora dell'illustre famiglia, con la facciata a tre ordini di finestre in pietra (sec. XV e restaurato nel 1981). Accanto alla Porta, sotto un basso porticato, si affaccia la piccola chiesa della Madonna di Reggio (sec. XVII) e l'ex Palazzo Comunale.
Di fianco al Palazzo Bonfini si inerpica, su un'erta salita la strada principale del paese: il Corso Antonio Bonfini ( case con decorazioni in terracotta del sec. XTV ). Si arriva infine sul sagrato della splendida chiesa parrocchiale romanica di S. Maria di Viminato. già dei monaci di Farfa, con il portale e la facciata ben conservati.
L'ultimo restauro del 1921 ha completamente trasformato l'aspetto originale della chiesa a tre navate, il cui unico elemento portante era costituito da una colonna a sinistra che sosteneva le tre arcate, il livello della chiesa è stato abbassato di circa 80 cm. Solo la cappella a destra del sec. XV che conserva dei pregevoli affreschi, recentemente restaurati, è completamente intatta. Qui è conservata una pregevole Pietà in terracotta policroma di arte nordica del sec. XV Sull'altare maggiore un'altra opera d'arte , un tabernacolo ligneo a forma di tempio realizzato da Desiderio Bonfini nel 1616. Sono inoltre conservati affreschi di Giacomo Bonfini (o Vincenzo Pagani?), Paolo da Visso (Presepio e Natività di Gesù e S. Giovanni Battista), Francesco Agnello (Vergine del Rosario, dipinto a tempera su tela del 1577 ). Di grande valore storico un confessionale del sec. XVII, decorato con elementi naturalistici, proveniente dalla chiesa di S.Filippo di Chieri (TO) utilizzato da S.Giovanni Bosco, S. Giuseppe Cafasso e S. Giuseppe Cottolengo.

 

Nel territorio di Patrignone sono presenti altre chiese storicamente ed artisticamente interessanti: la chiesa di S. Maria dell'Annunziata (1500) con affreschi di Giacomo Bonfini; la chiesa di S. Emidio (sec.XV) edificata su una struttura di epoca romana; la chiesa della Madonna delle Grazie, detta anche Madonna Tonna, dove è conservato un pregevole affresco del XV sec. attribuito a Fra Marino Angeli.

 

 

 

Giulio Amadio, I Bonfini, Studio di Propaganda Editoriale Napoli 1936,  a cura dell'Archeoclub di Montalto Marche, « Archeopiceno » A. V, n. 17 - 18, 1997.

 

Ultimo aggiornamento Sabato 14 Luglio 2012 12:01  
Montalto delle Marche, città di Sisto V
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