A Pietro Palmaroli sono stati dedicati due articoli, apparsi in Archeopiceno n. 1-1993, pp. 95-96 e in Archeopiceno n. 10-1995, pp. 11-12, poi rivisti e aggiornati nella stesura che qui si presenta*.
Introduzione
Sono almeno quattro i Palmaroli, fermani od oriundi del Fermano, che nel secolo XIX si sono dedicati alle belle arti.
Accomunati da una stessa matrice territoriale, formano due binomi padre-figlio, i cui eventuali reciproci legami di parentela si perdono nel tempo.
La presente ricerca va considerata come un contributo volto a fornire sicure notizie biografiche su personaggi dell'arte e dell'artigianato artistico del primo '800, spesso poco noti o addirittura sconosciuti, e ad illustrare alcuni aspetti e momenti della vita culturale a Roma, a Grottammare e nel Piceno nella stessa epoca.
Innanzitutto va rilevata la sensibile difformità della situazione specifica dei singoli artisti. Solo pochi operatori tra i tanti che in passato hanno avuto il compito di restaurare capolavori danneggiati dall'azione del tempo, da eventi straordinari o dall'incuria degli uomini, hanno tramandato ai posteri i loro segreti.
Fa eccezione, in questo quadro, Pietro Palmaroli, uno dei restauratori più famosi dell'800, il quale diverse volte ha affidato alla carta stampata notizie sui procedimenti da lui seguiti. Molto stimato in Italia ed in Europa in vita, ma fortemente criticato nei decenni successivi alla sua morte, in questi ultimi anni è stato oggetto di studi che hanno messo in luce l'importanza della sua opera nel contesto della storia del restauro in Europa ed hanno fatto luce sul catalogo dei suoi interventi, pur lasciando a volte in ombra taluni momenti fondamentali della sua biografia.(1)
Una ricerca volta al reperimento di documenti archivistici atti a diradare queste incertezze, per quanto possibile, presenta aspetti d'indubbio interesse, data l'importanza della sua attività di restauratore e tenuto conto che la sua bibliografia, pur non avara, è tuttavia frammentaria e dispersa.
Felice, figlio di Pietro, ci è noto per pochissime testimonianze in campo professionale: un quadro in possesso della famiglia Palmaroli, che Pietro dichiara essere opera prevalente del figlio quindicenne; alcune notizie sulla sua presenza a Dresda come collaboratore del padre nell'opera di restauro dei dipinti della Gemäldegalerie; la qualifica di pittore con la quale appare negli stati delle anime; pochissimi cenni alla sua attività di restauratore. Grazie alle ricerche svolte presso l'Archivio Storico del Vicariato di Roma, (poi ASVR), e
Gaetano, nato a Fermo ed emigrato in Spagna, ha lasciato discrete tracce della sua attività e della sua vita. Si dedica prevalentemente alla litografia, ma di lui ci restano anche quadri di vario genere.
Vicente, nato in Spagna da Gaetano, raggiunge presto fama di valente pittore ed ottiene numerosi riconoscimenti pubblici. Entro certi limiti può essere considerato un caposcuola. La sua bibliografia è ricca ma purtroppo non sempre reperibile in Italia, perché prevalentemente in lingua spagnola.
Dobbiamo ricordare inoltre un quinto Palmaroli, noto solo come R. (o B.) Palmaroli, che Páez Ríos cita quale autore di una litografia apparsa nel 1857 e del quale non si ha nessun'altra menzione.(2)
Capitolo I Pietro Palmaroli
1.1. Il ramo romano della famiglia Palmaroli
Il primo dei Palmaroli a trasferirsi stabilmente e definitivamente a Roma è Girolamo Pasquale. Nato il 29 marzo
Col passare del tempo le notizie s'infittiscono: il 7 aprile 1763 nasce Maria Cecilia; il 24 settembre 1764 muore Elisabetta; il 19 luglio 1766 Girolamo sposa Caterina Panzironi, dalla quale ha 8 figli, tre dei quali morti in tenera età (il primogenito Domenico, omonimo del noto medico, Giacinto e Giuseppe). I figli che sopravvivono sono Pietro, il secondo Domenico, Maria Maddalena, Carolina e Gregorio.
Contatti di Girolamo con la famiglia originaria ci vengono rivelati da annotazioni del libro conservato nell'AP, relative alla divisione dei beni tra i fratelli, avvenuta il 20 ottobre 1753 per rogito del notaio Nicola Massi di Massignano, alla vendita di alcuni beni immobili a lui appartenenti (una casa il 13 ottobre 1757 ed un giardino il 26 aprile 1776), all'estinzione di un censo il 5 febbraio 1776 ed alla quietanza finale della divisione in data 28 maggio 1773. Nei fondi notarili di Ascoli Piceno e di Ripatransone si trovano riscontri ufficiali a tali note.(3)
Dal 1767 Girolamo risiede con la famiglia nei pressi del palazzo Altemps. Non si ha alcun elemento per sostenere che si tratti di una pura coincidenza o di una precisa scelta. Tenuto però conto del prestigio di cui godeva quella nobile famiglia - attestata anche a Fermo e sicuramente in relazione con i Palmaroli di Grottammare come risulta da alcune lettere dei primi anni dell'800 indirizzate a G. B. Palmaroli "in casa di S. E. Altemps" - si propende per la seconda ipotesi.(4)
Il 9 febbraio 1788 Girolamo, che dal 1767 è censito come curiale, muore a Roma. Gli sopravvivono la seconda moglie e la prole superstite di primo e secondo letto.
Vincenzo nel 1791 è soldato della guarnigione di Castel S. Angelo e nello stesso anno sposa Maria Geltrude de Sanctis. Dovrebbe essersi sposato una seconda volta ed essere morto appena quarantenne, poiché nel 1805 il fratello Gregorio ospita Rosa Zuvina, vedova di Vincenzo Palmaroli.
Di Cecilia non abbiamo notizie.
Di Pietro parleremo diffusamente più avanti.
Domenico, nato nel 1769, si laurea in medicina, esercita a lungo la professione a Chieti ed ha una parte attiva nei moti carbonari del 1821.(5) Ne tratteremo più estesamente nell'appendice I.
Maddalena, nata nel 1771, nel 1797 abita in via Gregoriana con Gregorio e Carolina, nel 1799-
Carolina il 15 aprile 1798 sposa lo scultore Giuseppe Malatesta, da cui ha Luigi, Scipione, M. Anna, M. Diomira, Angela, Saverio, Serafina e Francesco, con i quali vive a lungo in via Vittoria 72.
Gregorio, nato nel 1776, prima scultore e poi incisore di cammei, sposa la senese Angela Germisoni, ha una numerosa prole che riesce a mantenere con molte difficoltà e muore il 17 giugno 1820. Dei suoi figli ricordiamo Anna Maria, Caterina Vincenza, Girolamo, Vincenza Giovanna, Maria Luisa, Apollonia, Fausto ed Adriano. Abbiamo qualche notizia della discendenza di Girolamo, marito di Luisa Cosatti, morto nel 1837 e padre di Orazio, di Carlotta ed Erminia, sposatesi entrambe nel 1847, e di Pompilio morto in tenera età.
1.2. Pietro Palmaroli e i suoi discendenti
Pietro nasce a Roma il 2 giugno 1767 e viene battezzato il giorno seguente nella chiesa parrocchiale di S. Apollinare.(6) La famiglia si è trasferita da poco nell'isola del Soldato vicino al palazzo Altemps, nei pressi di piazza Navona, dove risiederà fino al 1789.
Nel 1781 il giovane si comunica per la prima volta e viene cresimato il 6 luglio dello stesso anno.
Gli stati delle anime di S. Apollinare riportano il nome di Pietro, con quello degli altri componenti la famiglia paterna, fino al 1789, anno della morte di Girolamo. Quindi ne perdiamo traccia per otto anni, dal 1790 al 1797.
Il 10 ottobre 1798, anzi il 19 vendemmiale dell'anno 7° repubblicano, il parroco di S. Maria in Via firma le pubblicazioni per le nozze che il cittadino Pietro Palmaroli intende contrarre con Elisabetta Muñoz.
Si osserva che, mentre la famiglia Muñoz risulta presente in tale parrocchia per un certo numero di anni a cavallo del 1798, Pietro invece, sebbene nelle carte matrimoniali venga indicato come residente in quella circoscrizione, non è rintracciabile nello stato delle anime.
Nel 1799 egli ha lo studio in via Gregoriana 202. Dal 1800 risiede in quella strada, al 2° piano del n. 238 dal 1800 al 1802 ed al 3° piano del n. 13 dal 1803 al 1810. Nel 1809 prende in affitto tre stanze ad uso di laboratorio nel palazzo Barberini: ne tratteremo più avanti.(7)
Non sappiamo dove abiti nel 1811 e 1812. Dal 1813 al 1814 è in via del Tritone 54, nel 1815 il suo domicilio non è noto, nel 1816 è in via Felice 126 e quindi, dal 1817 fino al 12 febbraio 1828, data della sua morte, in via del Lavatore 95.(8)
E' padre di numerosissima prole: Vittorio nato nel 1799 ma morto ben presto, Vittoria nata nel 1800, Girolamo nato nel 1803 e vissuto pochi mesi, Angelica, Felice, Elena, Serafina, Candida, Maria, Alessandra, Gaetana ed Agata. Va osservato che una figlia Alessandra muore il 29 maggio 1816, all'età di due anni, ma un'altra omonima risulta censita dal 1816 fino al 1824.
Grande fama gli deriva dallo stacco dell'affresco "La discesa dalla croce" di Daniele da Volterra, dopo che nel 1806 aveva già dato prova della sua abilità come rilevatore d'affreschi. Alle successive operazioni di restauro dell'opera è legato un commento di Stendhal, che riportiamo più avanti.
Il comportamento di Pietro in tali circostanze ha richiamato l'attenzione di F. Boyer, che gli dedica le seguenti parole: «Y-eut il un art clandestin dans l'Italie dominée par Napoléon? La question doit être posée. Il faut penser à la caricature: le mot, et la chose à ses débuts, furent italiens (...) Il est un autre aspect de la résistance à l'oppresseur et les Italiens l'ont souvent pratiqué. Il s'agit de l'exil volontaire. Or, aucun des artistes d'Italie vivant dans la péninsule en 1796 ou en 1800 ne s'exila, semble-t-il. En revanche certains cherchèrent refuge en France aux heures du retour des Autrichiens. Restent ce qu'on peut appeler le cas Palmaroli et le cas Ceracchi.
Palmaroli, né à Rome vers 1778, était un restaurateur de tableaux plutôt qu'un artiste; il avait trouvé un procédé pour porter les fresques sur des toiles.
Il fut chargé d'ôter de l'église de
Giuseppe Ceracchi est plus connu que Palmaroli, pour ses ouvrages de sculpture en Italie, Angleterre, Autriche, France et aux États-Unis d'Amérique, et pour la fin tragique où l'entraina en 1801 sa participation prétendue à un complôt organisé contre le Premier Consul par le Corse Arena, le peintre Topino-Lebrun et Demerville (...) Les rapports entre les artistes italiens et Napoléon n'offrent donc rien qui ressemble à une attitude d'opposition envers le nouveau regime, encore moins à une contre attaque, à une conjuration. Ils ne présentent pas davantage d'exemples de totale dévotion à l'Empereur: Bartolini parait avoir été une exception».(9)
Pertanto possiamo riconoscere a Pietro Palmaroli il vanto ed il merito di essere stato l'unico, tra i pittori ed i restauratori italiani, ad aver trovato la forza e la costanza di opporsi alla volontà più volte espressa dalle autorità francesi, senza tuttavia giungere ad una opposizione netta e dichiarata ed alla rottura dei rapporti con gli occupanti, cosa che avrebbe potuto procurargli tragiche conseguenze.
Bergeon si sofferma su un documento riservato della polizia pontificia, datato 27 marzo 1820 e concernente "un jeune Palmaroli", e ne trae spunto per cogliere nel restauratore e nella sua famiglia d'origine aspetti di cultura illuministica e tendenze rivoluzionarie.(10)
Premesso che la carta di cui si tratta riguarda fatti avvenuti nelle Marche e va riferita con sicurezza a Filippo e Giuseppe, figli di G. Battista Palmaroli e residenti a Grottammare come più avanti vedremo, non ci risulta l'esistenza di documenti, riferibili a Pietro, che possano comprovare l'affermazione di Bergeon, valida invece per quanto concerne la linea grottammarese.
Già nel 1824 Pietro riceve l'invito di recarsi a Dresda per restaurare numerosi capolavori della Gemäldegalerie.(11) Lo stato di conservazione di gran parte delle opere è allarmante, come risulta dalla testimonianza di Buchanan:
«Monsieur du Burtin, in his remarks on the pictures of the Dresden gallery, tells us, that of its former directors, Raidle had covered most of the pictures with oil mistead of varnish, which, to avoid total destruction to these works, after a few years, obliged to remove, and that they had suffered much from the improper application in the first instance, and the injudicious treatment by clearing, in the second».(12) Solo nel giugno 1826 egli vi giunge accompagnato dal figlio. Promotore della sua chiamata può considerarsi indubbiamente Johann Gottlob von Quandt, autore di vari articoli apparsi sulla stampa periodica e legato a Goethe da amichevoli relazioni. Tuttavia, nonostante l'appoggio dei suoi patrocinatori e la benevolenza dimostrata dal granduca Carlo Augusto di Sassonia, Pietro deve affrontare l'aspra ostilità del direttore della galleria, Matthäi.
Al termine del soggiorno in Germania, nell'autunno del 1827 il restauratore rientra a Roma. Da quanto scrive Vincenzo Camuccini al Camerlengo card. Galleffi, Palmaroli si ammala improvvisamente e gravemente ai primi di febbraio 1828.(13) Il decesso segue il giorno 12, prima che abbia esito una nuova iniziativa di von Quandt per richiamarlo a Dresda.(14)
Alcuni autori riferiscono che, dopo aver lavorato alla Gemäldegalerie, egli si sia trattenuto a Pietroburgo alla corte del principe Poniatowski.(15)
Questo soggiorno dovrebbe essere avvenuto negli ultimi mesi di vita di Pietro. Infatti egli lascia Dresda a fine agosto 1827 per rientrare a Roma, dove muore nel febbraio dell'anno successivo.(16) Non abbiamo nessuna notizia certa sulla sua permanenza a Pietroburgo in quel periodo, né in altri. In proposito si possono avanzare almeno cinque ipotesi.
La prima è che sia stato erroneamente attribuito a Pietro il soggiorno programmato all'inizio del secolo presso quella corte dal fratello Domenico, che nella prefazione della sua biografia del Comparetti scrive «questo insigne Professore (...) mi prescelse ancora a coprire l'onorifico posto di medico presso uno de' più ragguardevoli personaggi della Real Corte di Varsavia, dove era incamminato, nell'epoca in cui terminò di esistere quel Regno già sì temuto e potente.»(17)
La seconda è che Pietro sia stato effettivamente a Pietroburgo ai primordi della sua attività, ma non oltre gli anni 1804-1806, cui risalgono documenti certi della sua presenza e del suo impegno a Roma. Ma, in tal caso, non ci si spiega come un restauratore sulla soglia della trentina avesse già raggiunto una fama tale da farlo convocare alla reggia degli zar.
La terza è che come corte Poniatowski sia da intendere il palazzo romano appartenente a quella famiglia, ipotesi che per il momento non siamo in grado di sorreggere con appropriati documenti.(18)
La quarta è che Pietro, lasciata Dresda, si sia diretto effettivamente a Pietroburgo. Tenuto conto delle difficoltà dei viaggi in quell'epoca, soprattutto nelle stagioni autunnale ed invernale, il tempo a disposizione per soggiornare in quella corte - dove il re di Polonia era stato trattenuto come prigioniero ma era morto molti anni prima - sarebbe stato sicuramente esiguo, ma forse sufficiente per eseguire un sopraluogo in vista di futuri interventi. Nessun documento in proposito è finora emerso.(19)
La quinta, è che Pietro nel viaggio di ritorno sia transitato per
Un ritratto di Pietro Palmaroli - l'unico a noi noto di sicura autenticità - dipinto da Carl Christian Vogel von Vogelstein nel 1826, non citato nel catalogo dell'Hübner, è conservato nella Gemäldegalerie di Dresda.(20)
Dopo la morte di Pietro la famiglia continua a risiedere nella parrocchia dei SS. Vincenzo e Anastasio a Trevi e cambia più volte casa. Tra il 1829 ed il 1835 per alcuni anni l'abitazione è in via Nuova; poi nell'isola dei Maroniti e nell'isola della Purificazione; in via dei Cappuccini 1; dal 1838 al
Alcune delle figlie e delle nipoti conviventi si sposano: Angelica nel 1822 con Giovanni Ciampoli, che nel 1825 la lascia vedova con due figli; Vittoria nel 1834 con il cognato Luigi Ciampoli; Candida nel 1834 con Luigi Loreti; Vincenza Giovanna nel 1836 con Giovanni Diofebi.
Nel 1833 muore Serafina a 28 anni; nel 1842 Elena a 29 anni; nel
Note
(1) - Citiamo soltanto: F. S. BERGEON, Contribution à l'histoire de la restauration des peintures en Italie au 18è et au début du 19è siècles (Fresques et peintures de chevalet), Mémoire de l'Ecole du Louvre, 1975: è l'unica opera che presenta un quadro biografico esatto e completo di Pietro, ma purtroppo non è stata ancora pubblicata e, a causa della limitata diffusione, non è agevolmente consultabile; F. S. BERGEON, Un restaurateur romain ... Pietro Palmaroli, Ottawa 1981; F. S. BERGEON, Pietro Palmaroli e i fondamenti del restauro moderno, Archeopiceno n° 10/1995, pp. 5-10; G. C. SCICOLONE, Pietro Palmaroli, restauratore a Roma negli anni della Restaurazione, Tesi di laurea in Scienza e Tecnica del Restauro, Università degli Studi di Bologna, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea D.A.M.S., Relatore Prof. A. Conti, anno accademico 1981-1982, p. 17. Per notizie più circoscritte v. anche: A. SILVESTRO, Alcuni chiarimenti biografici a proposito di Pietro Palmaroli, Archeopiceno n° 1/1993, pp. 26-27; S. SILVESTRO-A. SILVESTRO, Conclusione di una ricerca. Dove e quando è nato Pietro Palmaroli, Archeopiceno, n° 3/1993 pp. 17-18 e n° 10/1995 pp. 11-12.
(2) - E. PAEZ RIOS, Repertorio de grabados españoles, voll. 3, Madrid 1982, cfr. vol. II, p. 335: "Palmaroli, R (o B). Verdadero ritrato del milagroso Crucifijo que se venera en
- in una delle lettere a proposito del restauro delle Stanze di Raffaello, conservate nell'Archivio Storico dell'Accademia di S. Luca (poi ASASL), Pietro Palmaroli viene appellato Luigi;
- in un opuscolo di F. RAFFAELLI, L'aula massima nel palazzo municipale di Fermo, Fermo 1880, Gaetano viene detto "il celebratissimo cavaliere Francesco Palmaroli".
Poiché dagli atti di battesimo di Pietro (Marcellino, Alfonso, Paolo) e Gaetano (Luigi, Ignazio, Lazzaro) non risulta che essi abbiano avuto rispettivamente i nomi di Luigi e Francesco, evidentemente si tratta di un errore: lo stesso potrebbe essere accaduto per questo finora sconosciuto R. (o B.).
(3) - A differenza degli istromenti rogati dai notai residenti a Grottammare e S. Benedetto, conservati all'ASAP, gli atti del notaio Nicola Massi di Massignano sono raccolti nell'Archivio Notarile di Ripatransone. La divisione dei beni tra fratelli del 20 ottobre 1753 assegna a Girolamo: 160 scudi da lui anticipati in occasione di un primo accordo nel 1751; il terreno giardinato, olivato, arativo con casa in esso esistente, posto in q.to Territorjo di Grottamare in Con.a d'Ischia; il corpo di Terreno arativo, arborato, olivato, ed amandolato con casa in esso esistente, posto nel Territorio sudetto in Con.a de Monti.
(4) - Cfr. AP, lettere commerciali del 14.10.1802 da Grottammare al Sig. Anselmo Vigliati, di Ferrara; del 31.10.1802 al Sig. Giacomo Palini (?), di Ancona; e gli appunti (uno senza data, l'altro datato Recanati lì 10) relativi a conti da saldare con il marchese Monaldo Leopardi, che esprime il suo disappunto per il ritardo. Tali fogli erano racchiusi in due buste indirizzate: l'una "All'Ill.mo Sig. Sig. P.rone Col.mo / Il Sig. Bar.e Gio. Batta Palmaroli / in Casa di S. E. Altemps / Roma", l'altra "Al Nobil Uomo / Sig.r Giovanni Batt.a Palma / roli = In casa Altemps / Roma". Probabilmente si tratta di missive inviate da Grottammare a Roma in occasione di una lunga assenza di G. Batta, per tenerlo al corrente dell'andamento degli affari. Infine v. lettera spedita a G. Battista da Grottammare il 31.5.1807 dal fratello F. (evidentemente Francesco Antonio): oltre alle consuete notizie su questioni commerciali e di famiglia, va rilevata una frase molto significativa "avete visto Pietro Palmaroli?", che ci conferma la continuità dei rapporti tra i cugini romani e grottammaresi.
(5) - Per Domenico cfr.: D. PALMAROLI, Saggio sopra la vita letteraria di Andrea Comparetti, primario professore di medicina teorico-pratica nell'Università di Padova, Venezia 1802; ANONIMO, Necrologia. Notizie intorno Andrea Comparetti (fascicolo conservato nella Bibl. Universitaria di Padova, Racc. Benvenisti 2131-67, fasc. 28 pp. 290- 295); D. PALMAROLI, Osservazioni sulla febbre petecchiale degli Abruzzi, Chieti 1817; G.B. MASCARETTI, Memorie istoriche di Grottammare, Ripatransone 1841; G. PEPE, Memorie del gen. G. P. intorno alla sua vita e ai recenti casi d'Italia scritte da lui medesimo, voll. 2, Paris 1847; G. SPERANZA, Guida di Grottammare, Ripatransone 1889; D. SPADONI, Sette, cospirazioni e cospiratori nello Stato Pontificio all'indomani della restaurazione, Torino-Roma 1904; D. SPADONI, Una trama e un tentativo rivoluzionario dello Stato Romano nel 1820-21, Roma-Milano 1910; G. NATALUCCI, Medici insigni italiani moderni e contemporanei nati nelle Marche, Falerone 1934, pp. 102-103.
(6) - Per una succinta, ma incompleta, biografia dell'artista, v. G. B. MASCARETTI, Memorie istoriche ... , cit., p. 86. Per altre notizie cfr.: P. ZANI, Enciclopedia metodica-ragionata delle belle arti, 28 voll., Parma 1817-24, Parte prima, vol. XIV, p.239; U. THIEME- F. BECKER, Allgemeine Lexicon der bildenden Künstler, Leipzig 1934, vol. XXVI, p. 178; A. M. COMANDUCCI, Dizionario illustrato dei pittori, disegnatori e incisori italiani moderni e contemporanei, Milano IV ed. 1973, vol. IV, p. 2307; Dizionario enciclopedico BOLAFFI dei pittori e degli incisori italiani dall'XI al XX secolo, Milano 1975, vol. VIII, p. 284; E. BÉNÉZIT, Dictionnaire critique et documentaire des peintres, sculpteurs, dessinateurs et graveurs, Paris, Nouvelle édit. 1976, vol. VIII p. 96; L. ADDAZI, Marchigiani illustri, Pietro Palmaroli ... , Maestro restauratore, il Messaggero 23 ottobre 1988, ediz. Marche; F. S. BERGEON, Un restaurateur ... , cit. Secondo Bolaffi, Comanducci e Addazi, Pietro sarebbe nato a Grottammare nel 1778 e morto a Roma a cinquant'anni; Zani da' solo l'anno della morte, 1828; secondo Thieme-Becker e Bénézit sarebbe nato nel
(7) - BAV, Archivio Barberini, Computisteria n° 773, p. 59.
(8) - ASVR, Stati delle anime degli anni indicati relativi alle Parrocchie di S. Andrea delle Fratte, S. Nicola in Arcione, SS. Vincenzo ed Anastasio a Trevi. Per la data di morte, v. ASVR, Libro dei morti della Parrocchia dei SS. Vincenzo ed Anastasio a Trevi, anni 1825- 1852. Cfr. U. THIEME-F. BECKER, Allgemeine ..., cit.; p.
(9) - F. BOYER, Le Monde des Arts en Italie et
(10) - F. S. BERGEON, Contribution ..., cit., pp. 181-182.
(11) - Cfr. G. RUDLOF-HILLE, Beiträge und Berichte der Staatliche Künstsammlungen Dresden 1972-1975, pp. 37-64.
(12) - W. BUCHANAN, Memoirs of painting with a chronological history of the importation of pictures, by the Great Master into England since the French Revolution, London 1824, voll. 2.
(13) - Cfr. ASR, Camerlengato II, BB. AA., b.
(14) - ASVR, Parrocchie di S. Andrea delle Fratte, S. Nicola in Arcione, SS. Vincenzo ed Anastasio a Trevi, anni relativi.
(15) - Cfr. G. B. MASCARETTI, Memorie istoriche ... , cit., p. 88; L. ADDAZI, Marchigiani ..., cit. Entrambi modificano il cognome in Pugnatoschi, volgarizzazione adoprata anche da G. G. Belli, in alcuni dei suoi sonetti romaneschi, e dal compilatore di una anonima "Nota delle mancie che si distribuiscono nell'Agosto 1808", conservata all'ASAFR, dos. 14, doc 118 ("principe Pougnatoscki 1 scudo").
(16) - Come vedremo più avanti, il 24 settembre 1827 Pietro avrebbe scritto da Dresda una lettera al pittore Stattler. Se tale data fosse esatta - ma non abbiamo modo di verificarla - potrebbe porre dei problemi di difficile soluzione a proposito del giorno effettivo della partenza del restauratore per rientrare a Roma.
(17) - D. PALMAROLI, Saggio ... , cit., prefazione.
(18) - Cfr. A. BUSIRI VICI, Il ventenne segretario del principe Poniatowski, in L. PALLOTTINI e R. VIGHI, a c. di, G. Gioacchino Belli (1791-1863) Miscellanea per il centenario, Roma 1963, p. 91-96; A. BUSIRI VICI, I Poniatowski e Roma, Firenze 1971; S. REBECCHINI, Giuseppe Gioachino Belli e le sue dimore, Roma II/1987, pp. 48-51 e 130-132. Vedi anche; D. SILVAGNI, La corte e la società Romana nei secoli XVIII e XIX, 3 voll., Firenze 1881, (ma Napoli 1967, ed. anast., v. vol. II, pp. 122 e 194); G. G. BELLI, I sonetti, a c. di G. VIGOLO, 3 voll., Milano VI ed. 1978, v. vol. I, p. XIII; J. B. HARTMANN, Roma neoclassica. Appunti e disappunti. II, L'Urbe n° 1-2 gen. 1984, pp. 28-34. All'ASR, Camerale II Antichità e BB. AA:, b. 6, fasc. 186, è conservata una "Istanza del principe Stanislao Poniatowski di poter liberamente disporre dei suoi capolavori importati dall'estero", risalente al 1802. Sullo stato di fatiscenza di villa Poniatowski, v. note di cronaca in
(19) - Il re Stanislao Augusto morì esule a Pietroburgo il 12 febbraio 1798, pochi anni dopo aver perso il regno di Polonia.
(20) - C. Vogel von Vogelstein, nato a Wiedenfels il 26.6.1788 e morto a München il 4.3.1868, si dedicò prevalentemente alla pittura di genere storico. Fu più volte a Roma per motivi di studio: dalla primavera del 1813 alla fine di ottobre del 1820, con casa in via Sistina 64; dall'inverno 1842 al 22.6.1846, con casa in piazza Barberini 38; dall'inverno 1855 alla primavera 1856. Tenne rapporti con Tommaso Minardi e l'Accademia di Belle Arti di Perugia. Nel 1844 venne accolto nella Accademia pontificia dei Virtuosi del Pantheon. Suoi ritratti sono conservati in vari musei tedeschi. J. HÜBNER, Catalogue de
(21) - ASVR, Stati delle anime, parrocchia dei SS. Vincenzo e Anastasio a Trevi, anni vari.
* Fonte: http://www.olivierilillo.it/silvestro/palmaroli2.htm
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